La vite del futuro sopravvive alla Botrytis Cinerea. E migliora la complessità del vino

Venti nuove varietà di vite selezionate dai ricercatori della Fondazione Edmund Mach si presentano al mondo vitienologico trentino. Questa mattina ricercatori e produttori si sono dati appuntamento, a San Michele, per degustare e valutare insieme i vini prodotti da questi nuovi genotipi che provengono dalla selezione di oltre 30 mila semenzali
e sono il frutto di una paziente ed impegnata attività di miglioramento genetico tradizionale che dura da oltre 10 anni. Si tratta di 12 varietà rosse e otto varietà bianche, coltivate nei vigneti sperimentali di San Michele. Nel 2014 erano stati presentati i primi quattro vitigni selezionati dai ricercatori di San Michele tolleranti alla botrite (Iasma eco 1, Iasma Eco 2, Iasma Eco 3, Iasma Eco 4) . Oggi protagoniste sono varietà che presentano caratteristiche differenti: tolleranti alla botrite, che si adattano meglio al clima, che danno cioè la possibilità di raccogliere le uve in periodi più adatti, con timbri aromatici differenti e quelle che sono in grado di aumentare la complessità del vino. L’incontro di oggi ha visto partecipare molti rappresentanti del mondo viticolo ed enologico: dai produttori singoli agli associati, come il Consorzio vini e i Vignaioli, per arrivare ai rappresentanti del mondo vivaistico, incluso il Consorzio Innovazione Vite, accanto ai funzionari della Provincia autonoma di Trento. Erano presenti il direttore generale, Sergio Menapace, il vicepresidente Gabriele Calliari, alcuni consiglieri di amministrazione, la dirigenza e la squadra di ricercatori impegnata nell’attività di miglioramento genetico. “Ora stiamo raccogliendo i dati necessari alla predisposizione di un dossier che andrà a sua volta sottoposto al Ministero per l’iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite – spiega Marco Stefanini, coordinatore della piattaforma miglioramento genetico della vite – un risultato che è stato possibile grazie al lavoro di diverse professionalità: da quelli che hanno permesso di realizzare l’incrocio, seguirlo e allevarlo, selezionarlo, fino ad arrivare a chi ha fornito i dati, lo ha microvinificato e infine degustato”.

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