La Franciacorta di Castello Bonomi: indietro nel futuro con Cuvée 1564 e vecchie annate

In commercio da aprile 2020 lo spumante prodotto con il 30% di Erbamat, vitigno autoctono recuperato


COCCAGLIO –
Se non fosse per la vista sui pendii boscosi del Monte Orfano, l’ingresso “alberato” di Castello Bonomi suggerirebbe il Chianti, più che la Franciacorta. Hanno trovato casa qui, nel 2008, i veneti di Casa Paladin che oggi vogliono distinguersi col progetto di recupero dell’autoctono Erbamat (“Cuvée 1564“) e i lunghi affinamenti sui lieviti delle varie etichette, prima dell’uscita sul mercato (750 mila le bottiglie in affinamento in cantina a partire dalla vendemmia 1986, in gran parte dalla vendemmia 2009).

L’intenzione del gruppo, che nel cuore del Gallo Nero detiene in effetti la terza delle quattro tenute (Premiata Fattoria di Castelvecchi) è parsa chiara fin dagli esordi. Con buona pace di chi pensava che la “holding” capitanata da Roberto e Carlo Paladin fosse venuta qui a “far Prosecco”.

Castello Bonomi – che prende il nome dall’unico Chateau della Franciacorta, un edificio in stile liberty di proprietà dell’ingegner Marino Bonomi, progettato alla fine dell’800 dall’architetto Antonio Tagliaferri – è oggi un’azienda sana dal punto di vista finanziario e in espansione.

Il fatturato segna un +30% rispetto al 2018. Ma il 2019 non è ancora finito e l’obiettivo è festeggiare un +40%, il primo gennaio 2020. L’Italia tira le fila del business, con l’80% degli utili. Senza contare le 20 mila bottiglie in più previste in uscita il prossimo anno. Col rintocco del gong a quota 100 mila.

È sano anche il calice di Castello Bonomi, che opera in regime biologico e riduce sempre più i contenuti di solforosa grazie al lavoro di uno chef de cave rigoroso come Luigi Bersini, affiancato dal giovane e motivato agronomo ed enologo Alessandro Perletti. Un’attenzione che si traduce nel desiderio spassionato di “bere” il Monte Orfano.

Un terroir unico nel puzzle della Franciacorta, che si traduce in una marcata salinità e in un “frutto” ancor più difficile da cogliere al momento esatto in vigna, per via dei 2 gradi centigradi in più di temperatura rispetto al resto dell’areale della Docg.

È un po’ Chianti ma anche un po’ Sicilia, Castello Bonomi: tra i muretti a secco che delimitano le vigne non è difficile scorgere addirittura qualche pianta di cappero. Motivo in più per investire nel progetto di recupero dell’antica varietà autoctona bresciana Erbamat.

Castello Bonomi ne è capofila, assieme ad altre quattro storiche cantine franciacortine, tra cui spicca (per ettari vitati, coraggio e determinazione) la Barone Pizzini dell’attuale presidente del Consorzio, Silvano Brescianini. A coordinare il progetto il professor Leonardo Valenti, dell’Università degli Studi di Milano.

Grazie agli elevati tenori di acido malico dell’Erbamat, la Franciacorta pensa di aver trovato “l’ingrediente” adatto a sopperire ai cali della freschezza degli spumanti, provocati dalle ultime estati torride. Agli enologi il compito di trovare la giusta percentuale di Erbamat nelle cuvée con Pinot Nero, Chardonnay e Pinot Bianco.

LA DEGUSTAZIONE

L’Erbamat, infatti, è tutto tranne che una varietà “timida”. Marca il calice, con la sua spinta “acida” e “fresca”. Per aiutare i consumatori a comprendere le caratteristiche di questa varietà autoctona, con la quale saranno prodotti nei prossimi anni i Franciacorta Docg della tipologia “Mordace”, Castello Bonomi immetterà sul mercato ad aprile 2020 la “Cuvée 1564“.

Si tratta di un vino senza Denominazione Franciacorta, ottenuto addizionando un 30% di Erbamat (oggi il disciplinare consente un massimo del 10%) ai tradizionali Pinot Nero (35%) e Chardonnay (35%). Un Vsq (Vino spumante di qualità) destinato al canale tradizionale. Enoteche e ristoranti, dunque, a listino fra i 30 e i 40 euro.

La speciale etichetta – prodotta in quantità limitata, solo 800 bottiglie – si posizionerà su una fascia prezzo intermedia della gamma di Castello Bonomi. A circa la metà del Franciacorta che domina la piramide, la “Cuvée Lucrezia Etichetta Nera” (60 euro + Iva il costo dell’annata in commercio, una strepitosa 2009).

Utilissima la verticale riservata alla stampa proposta da Castello Bonomi venerdì 13 settembre, a meno di 24 ore dall’inizio del Franciacorta Festival 2019. Nel calice le annate 2011, 2012, 2013 e 2014, tutte sboccate ad aprile e dosate con 2 grammi litro.

Per noi – ha spiegato Roberto Paladin – il progetto di recupero dell’Erbamat è molto importante. Dimostra la nostra visione futura del Franciacorta, in un’ottica di continuità qualitativa che non può prescindere dall’innovazione e dalle strategie utili a contrastare i cambiamenti climatici”.

Vino spumante di qualità Vsq Brut 2011 “Cuvée 1564” (non in commercio)
Erbamat fra il 30 e il 32%, a completare Pinot Nero e Chardonnay. Naso piuttosto tipico del Franciacorta: crosta di pane, brioche, iodio caratteristico del Monte Orfano. Cremosa la frazione di Chardonnay, piuttosto riconoscibile. L’Erbamat marca il calice in due fasi: ingresso e retro olfattivo.

Vino spumante di qualità Vsq Brut 2012 “Cuvée 1564” (non in commercio)
Erbamat fra il 38 e il 40%, a completare Pinot Nero e Chardonnay. Complice forse un periodo inferiore sui lieviti, il naso risulta maggiormente appannaggio dell’Erbamat, nella sua caratteristica buccia di agrume, tra l’arancio, il pompelmo rosa e il verde del lime. Anche in bocca l’Erbamat è più presente con la sua verticalità. Al netto dell’annata differente, il 10% in più di Erbamat si sente, eccome.

Vino spumante di qualità Vsq Brut 2013 “Cuvée 1564” (non in commercio)
La cuvée ottenuta con le stesse percentuali della vendemmia 2013: Erbamat fra il 38 e il 40%, a completare Pinot Nero e Chardonnay. Siamo però di fronte alla migliore espressione dell’etichetta targata Castello Bonomi, al momento.

Naso che sfodera una bell’accento fumè, che gioca sul verde dell’Erbamat e sullo iodio. Oltre al frutto, giustamente maturo, una minore impronta della lisi favorisce l’espressione di uno spumante dal carattere pieno ed elegante.

Vino spumante di qualità Vsq Brut 2014 “Cuvée 1564” (in commercio da aprile 2020)
Ritorno al passato per la composizione della cuvée. Come nel 2011, Erbamat fra il 30 e il 32%, a completare Pinot Nero e Chardonnay. Naso tendente nuovamente alla buccia di lime e al pompelmo, impronta dell’Erbamat.

In bocca una freschezza sull’altalena, su e giù sul frutto, assieme alla percezione salina. Chiusura su ritorni di buccia di agrume, che rendono il sorso asciutto e piuttosto elegante. Uno spumante che troverà nei prossimi mesi una quadra e un equilibrio perfetto.

IN CANTINA

Al netto delle differenti percentuali di uve che compongono la cuvée, la tecnica scelta da Castello Bonomi per la produzione di “1564” è ormai definita in cantina, dopo anni di sperimentazioni. L’uva viene pressata intera e la resa tendenzialmente non supera il 50%.

La fermentazione e il successivo affinamento avvengono in serbatoi di acciaio inox a temperatura controllata. Successivamente i vini vengono mantenuti sulle fecce, fino all’arrivo della primavera successiva. Grazie al controllo delle temperature, non viene effettuata la fermentazione malolattica. L’affinamento in bottiglia è di almeno 48 mesi.

Da servire a una temperatura compresa tra i 6 e gli 8 gradi, il Vino spumante di qualità “Cuvée 1564” di Castello Bonomi è perfetto con antipasti a base di salumi tipici come il salame di Montisola e la Ret, se si vuole cercare l’abbinamento territoriale. Ottimo con piatti a base di pesce di lago come la tinca al forno, il pesce persico o il luccio.

La Franciacorta di Castello Bonomi: indietro nel futuro con Erbamat e vecchie annate

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