E-commerce, il vino italiano resta in cantina

“I vignaioli propongono una cosa molto semplice: ogni produttore potrebbe assolvere in proprio e nel proprio Paese d’origine le imposte sul valore aggiunto e le accise secondo le aliquote del Paese di destinazione delle merci. Una camera di compensazione potrebbe quindi calcolare quanto dovuto a ciascun stato membro”. E’ la proposta avanzata da Matilde Poggi, presidente della Federazione italiana Vignaioli indipendenti (Fivi), al convegno “L’eredità di Expo”, che si è tenuto alla Camera dei Deputati, a Roma. Una soluzione al problema delle vendite a distanza di vino in Europa, che “non è unita quando si tratta di spedire vino da un Paese all’altro”. Questo impianto è stato accolto in pieno dallo studio “Evaluation of current arrangements for movement of excise goods released for consumption”, realizzato per conto della Commissione Europea e approvato dal Gruppo di contatto Accise lo scorso 3 luglio. “Sono già passati cinque mesi – aggiunge Poggi – e in sede Europea non si è mosso ancora nulla. Auspichiamo che la situazione possa essere presto sbloccata e pertanto abbiamo chiesto agli onorevoli Roberto Caon ed Emanuele Prataviera, oltre che al Sottosegretario alle Politiche Agricole e Forestali Giuseppe Castiglione, di attivarsi per sostenere la nostra posizione”.

Per inviare vino da un Paese all’altro, sia ad un rivenditore che ad un consumatore finale, oggi è necessario avviare una pratica doganale e dotarsi di un domicilio fiscale nel Paese di destinazione con il quale assolvere al pagamento delle accise. Una procedura che non solo rende economicamente sconveniente, se non proprio impossibile, un e-commerce su scala europea, ma complica la vita a tutti i vignaioli che, dopo una visita in cantina da parte di turisti stranieri devono spesso rinunciare alle vendite che ne potrebbero derivare. Una soluzione al problema è già stata proposta da Cevi (Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti, di cui FIVI è membro e della quale Matilde Poggi è vicepresidente) al Gruppo di contatto Accise della Commissione Europea. La discussione, peraltro, potrebbe essere aperta ad ampio spettro sul mondo dell’e-commerce in Italia, come di consueto in ritardo rispetto ad altri Paesi europei e del mondo. Basti pensare che, secondo recenti studi, metà della popolazione italiana utilizza il web per i propri acquisti, ma solo 12 milioni effettuano acquisti regolari su Internet.

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