Cà dei Frati: radici nel passato, occhi al futuro

A “casa” della famiglia dal cero


SIRMIONE –
Cà dei Frati, ovvero “cascina dei Frati”. Di questa realtà e dell’area vinicola che circonda Sirmione, sulle sponde del Lago di Garda, tra le province di Brescia e Verona, si trovano tracce lontane. Nel “De Naturali Vinorum Historia” di Andrea Bacci (1524-1600) possiamo leggere di questo monastero di Carmelitani, attorniato da vigneti utili alla produzione del vino per la Santa messa.

Benché l’azienda sia stata ristrutturata, tracce dei suoi trascorsi storici sono ben visibili sin dall’ingresso. L’attuale sala degustazioni non è altro che l’antica chiesa, dove i monaci si riunivano per pregare. Lo stesso stemma di Cà dei Frati non è altro che il simbolo della confraternita dei Carmelitani. Tutti legami con il passato che, oggi, sono “un motivo d’orgoglio” per la famiglia Dal Cero.

Nel 1939 Felice Dal Cero, uomo lungimirante, intuì il potenziale viticolo della zona e decise di trasferirsi qui dal Veneto, acquistando il casale ed i primi 4 ettari di terra (oggi l’azienda possiede 220 ettari vitati, tutti di proprietà).

Nel 1969, dopo 30 anni di lavoro in vigna e in cantina, il figlio del fondatore, Pietro dal Cero, riuscirà ad imbottigliare la sua prima etichetta: Lugana Casa dei Frati. Dal 2012 è la moglie di Pietro, insieme ai suoi tre figli Igino, Anna e Gian Franco, a portare avanti l’azienda.

Oggi – confessa questa determinata Donna del vino – il punto di forza dell’azienda è lavorare tutti per un obiettivo comune, se pur con ruoli differenti”.

Tra le sfide per il futuro c’è quello del tappo. Cà dei Frati sta infatti effettuando alcune prove per sostituire il tappo di sughero con un tappo tecnico naturale.

Tra gli assaggi, quello che colpisce di più è il Lugana Doc Riserva 2012 “Brolettino”, vino di punta della cantina di Sirmione.

LA DEGUSTAZIONE
Uva Trebbiano al 100%, localmente conosciuta con il nome Turbiana. La vinificazione viene effettuata inizialmente in acciaio, per poi continuare la fermentazione in barrique.

Al naso colpisce per i suoi precisi sentori fruttati ed esotici (pesca, melone) ma anche floreali (fiori di campo, rosa gialla) chiudendo con accenni di erbe aromatiche. La parte da leone al palato, che riflette le caratteristiche del terreno calcareo argilloso. Un vino che, alla cieca, potrebbe essere confuso con un bianco della Borgogna.

Il Lugana Doc Riserva 2012 “Brolettino” entra su una nota acido-sapida, avvolgendo il palato con le percezioni già avvertite al naso. I 13,5 gradi di alcol sono ben integrati. Un vino bianco opulento, da abbinare con pollame o carne bianca in generale, pesci grassi. Ottimo anche con il Parmigiano Reggiano.

Cà dei Frati radici nel passato, occhi al futuro

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