“Brindisi col Prosecco Unesco” alla Mostra del Cinema di Venezia. Ma in foto è un Doc

bufera in veneto sul manifesto pubblicitario della casa vinicola antonio facchin di San Polo di Piave (tv)


EDITORIALE –
Altro che italian sounding, italian fake, Glera brasiliana, siciliana o australiana. I nemici più temibili del Prosecco di qualità superiore potrebbero annidarsi proprio nella culla, il Veneto. È quanto rischia di suggerire l’ultima “trovata” della casa vinicola Antonio Facchin & Figli – Vitivinicoltori dal 1870 di San Polo di Piave, in provincia di Treviso.

La cantina, sull’onda del recente riconoscimento Unesco alle colline di Conegliano e Valdobbiadene, ha pubblicizzato una propria etichetta di Prosecco Doc – dunque non Docg, unica tipologia coinvolta per zona di produzione dal world heritage – come frutto “di una viticoltura eroica tra le colline da poco patrimonio dell’Unesco“.

L’occasione di quello che solo indossando lenti “buoniste” può essere considerato un ingenuo epic fail è la 76a Rassegna del Cinema di Venezia, ovvero la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica in programma dal prossimo 27 agosto al 7 settembre 2019, sotto l’egida della Biennale di Venezia.

LO SPOT INCRIMINATO

Brindiamo al grande cinema italiano!”, recita la pubblicità della cantina Antonio Facchin 1870. “Orgogliosi di rappresentare il territorio alla 76a Rassegna del Cinema di Venezia con il Prosecco frutto di una viticoltura eroica tra le colline del Prosecco da poco patrimonio dell’Unesco”.

“Da queste uve, grazie ad una tradizione secolare unita a tecnologia e ricerca continua, otteniamo la bollicina italiana più famosa del mondo, partner ideale per i momenti di festa e allegria di qualsiasi occasione”, si legge ancora sul manifesto pubblicitario della cantina trevigiana.

Il tutto corredato dalla fotografia della bottiglia di Prosecco Doc Treviso Millesimato Brut “Dalla Balla nob. Giuseppina“, prodotto appunto fuori dalla zona Unesco, che interessa esclusivamente il Prosecco Superiore Docg (Conegliano Valdobbiadene).

Un po’ come se un produttore di Langa, alla Mostra internazionale del Tartufo di Alba, parlasse delle qualità strepitose del Barolo, scegliendo però la fotografia di un’etichetta di Nebbiolo. Fuorviante, no?

I DATI
Del resto, come riferisce Coldiretti, sono bastate le voci dell’ormai prossimo riconoscimento a far impennare le vendite di Prosecco (soprattutto nella tipologia Doc) nel mondo, già da inizio anno.

In particolare, l’aumento record si è assestato sul 21% in valore nel 2019 sui mercati esteri, dove il Prosecco è il vino Made in Italy maggiormente esportato. Tocca ora ai Consorzi di tutela delle Docg del Prosecco spiegare le differenze tra una tipologia e l’altra, partendo proprio – secondo noi – dai mercati nazionali.

Perché non sfruttare, per esempio, la potenza di fuoco del canale Gdo, in termini di capillarità sul suolo nazionale e contatto diretto con gli acquirenti finali? Per evitare figuracce internazionali e incrementare il valore dell’export serve maggiore consapevolezza in Italia, a partire dai luoghi (i supermercati, per l’appunto) dove viene acquistato il 90% del vino in bottiglia. Cin, cin.

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