IN BREVE
- L’Albana, primo vino bianco a DOCG nel 1987, rappresenta un’espressione originale del vigneto italiano e vive oggi una nuova ricerca identitaria.
- La masterclass ‘Albana di oggi’ ha mostrato una gamma di stili, dai vini freschi a quelli dolci e passiti, evidenziando la versatilità del vitigno.
- Negli anni, la superficie vitata si è ridotta drasticamente, passando da oltre 7.400 ettari nel 1970 a circa 768 ettari nel 2023, con una maggiore attenzione alla qualità.
- L’Albana ha una lunga storia e mostra caratteristiche uniche, come struttura, acidità e duttilità gastronomica, distinguendosi dai bianchi leggeri italiani.
- La varietà ha trovato una direzione condivisa e riconoscibilità territoriale, grazie a interpretazioni diverse e innovative.
Quarant’anni dopo il riconoscimento della DOCG, l’Albana continua a rappresentare una delle più originali espressioni del vigneto italiano. Prima denominazione a DOCG dedicata a un vino bianco nel 1987, oggi questo vitigno simbolo della Romagna vive una nuova stagione di ricerca, interpretazioni territoriali e recupero identitario.
La masterclass dedicata all’“Albana di oggi”, andata in scena nell’ambito di Vini ad Arte 2026 a Milano, ha offerto una fotografia efficace dello stato di salute della denominazione. Una degustazione che ha spaziato da versioni fresche e immediate fino ai grandi passiti da lungo invecchiamento.
UN VITIGNO CHE PARLA ROMAGNOLO
Se il Sangiovese rappresenta l’anima rossa della Romagna, l’Albana ne incarna quella bianca. Un vitigno dalla personalità marcata, lontano dagli stereotipi dei bianchi leggeri e fragranti, capace invece di coniugare struttura, profondità e longevità.
La sua storia affonda le radici nei secoli. Presente in citazioni attribuite a Plinio il Vecchio e soprattutto quelle di Pier de’ Crescenzi, che nel Medioevo descriveva un vino «potente e di nobile sapore, ben serbevole». Caratteristiche che ancora oggi appaiono sorprendentemente attuali.
Dal punto di vista genetico, l’Albana è inoltre indicata come una delle discendenti della Garganega, condividendo relazioni di parentela con numerose varietà diffuse lungo la penisola.
DA 7.400 ETTARI A MENO DI 800: LA RIVOLUZIONE DELL’ALBANA
Uno dei dati più interessanti emersi riguarda la profonda trasformazione della denominazione. Nel 1970 l’Albana occupava oltre 7.400 ettari. Nel 2023 la superficie si è ridotta a circa 768 ettari, con il 70% delle vigne concentrate nella provincia di Ravenna.
Una contrazione drastica che racconta il passaggio da vitigno largamente diffuso per produzioni quantitative a varietà oggi valorizzata attraverso una ricerca qualitativa più rigorosa.
Attualmente la Romagna Albana DOCG comprende 22 comuni distribuiti tra le province di Bologna, Forlì-Cesena e Ravenna e si declina nelle tipologie secco, amabile, dolce, passito e passito riserva.
UN’ANNATA 2025 CALDA E COMPLESSA
I campioni secchi presentati in degustazione provengono principalmente dalla vendemmia 2025. Annata molto calda, caratterizzata da un anticipo vegetativo dovuto alle temperature miti dei primi mesi dell’anno.
Non sono mancati eventi estremi. Gelate primaverili, piogge intense distribuite in modo irregolare, grandinate e fenomeni temporaleschi significativi hanno accompagnato il ciclo vegetativo.
Nonostante queste criticità, il quadro emerso dai vini assaggiati è quello di una vendemmia generosa, capace di coniugare maturità e tensione acida.
LE DIVERSE ANIME DEL ROMAGNA ALBANA DOCG SECCO

Dancing Albana 2025 della Cantina di Cesena. Vino proveniente da un ampio mosaico territoriale che comprende Bertinoro, Cesena, Montiano e Mercato Saraceno. Fermentato e affinato in cemento, mostra il volto più immediato e contemporaneo della denominazione, con profumi delicati di frutta gialla e una beva agile ma tutt’altro che banale.
Con Bacana 2025 di Tenute Bacana il registro cambia sensibilmente. La piccola vigna situata al confine con Brisighella, su terreni argillosi vicini al fiume Sintria, restituisce un’Albana più verticale e tesa, dove le erbe aromatiche sostituiscono in parte il protagonismo del frutto e la bocca acquisisce maggiore energia.
Interessante il confronto con Bron & Rusèval 2025 di Celli, proveniente da Bertinoro e dai terreni ricchi di calcare attivo legati allo Spungone. Il vino combina frutto maturo, erbe aromatiche e una caratteristica leggera sensazione tannica che rappresenta uno dei tratti più riconoscibili dell’Albana. Una lettura territoriale precisa e di notevole personalità.
L’Albana 2025 di Zavalloni, proveniente dai vigneti Delle Noci e Sotto il Bosco nel Cesenate, ha richiamato uno dei descrittori storicamente associati all’area: la pesca matura. Il bâtonnage di quattro mesi contribuisce ad ampliare il volume del sorso senza sacrificare la freschezza.
Segue Alba della Torre 2025 de La Sabbiona, da Oriolo dei Fichi. La macerazione pre-fermentativa di 36 ore apporta una maggiore ampiezza gustativa e una sensazione di morbidezza che rende il sorso particolarmente avvolgente.
Con Lagotti 2024 de La Collina del Tesoro si entra invece in una dimensione più personale. Fermentazione spontanea, undici mesi sulle fecce fini in cemento e una provenienza dall’area di confine tra Predappio e Castrocaro danno vita a un vino dal profilo meno convenzionale, caratterizzato da note lattiche, sentori di burro fuso e una ricca espressione fruttata.
L’ALBANA E LA VOCAZIONE PER L’APPASSIMENTO
Se la versione secca rappresenta oggi il volto più dinamico della denominazione, è con il passito che l’Albana ha costruito buona parte della propria reputazione.
Le caratteristiche del vitigno, dalla ricchezza estrattiva alla naturale predisposizione verso la botrite nobile, ne fanno infatti una delle uve italiane più adatte all’appassimento. La dimostrazione arriva dai due vini che chiudono la masterclass.
Il Passito 2023 di Bissoni nasce da una combinazione di appassimento in pianta e in cassetta, con presenza di Botrytis cinerea e successive lunghe soste tra acciaio, legno e bottiglia. Ancora giovane nella sua evoluzione, esprime soprattutto le note derivanti dal processo di appassimento, sostenute però da una freschezza tutt’altro che secondaria.
Di altra prospettiva temporale è il Colle del Re 2016 di Umberto Cesari. Qui l’evoluzione ha compiuto il proprio lavoro, fondendo frutta candita, scorza d’agrume, sfumature di caramello e richiami affumicati in un insieme armonico e persistente. Soprattutto, il tempo ha regalato al vino una profonda integrazione fra freschezza, corpo, struttura e dolcezza. È il vino che probabilmente mostra con maggiore evidenza la capacità dell’Albana di attraversare il tempo senza perdere identità.
UN’IDENTITÀ FINALMENTE RICONOSCIBILE
Dal confronto emerge un messaggio chiaro: l’Albana non cerca di imitare altri grandi bianchi italiani. La sua forza risiede proprio nelle caratteristiche che per anni ne hanno complicato il posizionamento. Struttura importante, acidità incisiva ma integrata, una lieve trama tannica e una straordinaria duttilità gastronomica
A quarant’anni dalla DOCG, il vitigno simbolo della Romagna sembra dunque avere finalmente trovato una direzione condivisa ed una riconoscibilità territoriale. Una strada che passa attraverso interpretazioni diverse, talvolta anche molto lontane tra loro.






