IN BREVE
- L’accordo commerciale tra Australia e Unione europea modifica l’uso del nome Prosecco, consentendolo solo in Australia e non all’estero.
- L’Australia dovrà riconoscere il Prosecco come indicazione geografica dell’UE, eliminando il suo uso nelle etichette per l’export nel giro di 10 anni.
- L’accordo offre vantaggi commerciali ai produttori australiani, come l’azzeramento immediato dei dazi sui vini esportati nell’UE e semplificazioni tecniche per l’esportazione.
- Sette nuove indicazioni geografiche australiane e nuovi nomi di vitigni vengono riconosciuti nell’UE, migliorando le opportunità per gli esportatori.
- L’intesa segna un importante passo nella salvaguardia delle indicazioni geografiche europee e nell’equilibrio del mercato del vino a livello internazionale.
L’accordo commerciale tra Australia e Unione europea cambia in modo significativo gli equilibri del vino internazionale, con effetti diretti anche su uno dei temi più sensibili per l’Italia: il nome Prosecco, che l’Australia userà solo in patria e non più all’estero. È questo il punto centrale emerso dalla conclusione dei negoziati tra le due aree economiche, che comprendono sia il Free Trade Agreement (A–EU FTA) sia un nuovo accordo specifico sul vino.
L’intesa introduce da un lato vantaggi commerciali per i produttori australiani, ma dall’altro stabilisce un compromesso rilevante proprio sulla denominazione Prosecco, da anni oggetto di tensioni tra Europa e Australia.
PROSECCO: USO CONSENTITO SOLO NEL MERCATO INTERNO AUSTRALIANO
Il nodo principale riguarda il riconoscimento del Prosecco come indicazione geografica europea. L’accordo stabilisce che i produttori australiani potranno continuare a utilizzare il termine “Prosecco” esclusivamente per il mercato domestico, mantenendolo come nome di vitigno.
Per l’export, invece, la situazione cambia radicalmente: l’Australia si impegna a riconoscere il Prosecco come IG dell’Unione europea e ad eliminare progressivamente l’uso del nome in etichetta entro un periodo di transizione di 10 anni dall’entrata in vigore dell’accordo.
Si tratta di un passaggio chiave per la tutela internazionale della denominazione italiana, che negli ultimi anni aveva visto crescere la produzione australiana di vini etichettati come Prosecco, soprattutto nello Stato di Victoria.
UN COMPROMESSO CHE CHIUDE UN CONFLITTO DECENNALE
La soluzione raggiunta rappresenta un compromesso tra le due posizioni. Da una parte, l’Unione europea ottiene il riconoscimento pieno del Prosecco come indicazione geografica nei mercati internazionali. Dall’altra, l’Australia mantiene la possibilità di continuare a usare il nome nel proprio mercato interno, evitando impatti immediati sulla produzione locale.
Il tema era diventato centrale nei negoziati commerciali, anche per il valore economico e simbolico del Prosecco, oggi tra le denominazioni più esportate al mondo.
DAZI AZZERATI E MAGGIORE COMPETITIVITÀ PER I VINI AUSTRALIANI
Parallelamente alla questione Prosecco, l’accordo prevede l’azzeramento immediato dei dazi sui vini australiani esportati nell’Unione europea. Una misura che migliora la competitività dei produttori australiani in un mercato complesso e altamente competitivo.
Nel 2025, 245 esportatori australiani hanno spedito verso l’Ue 76 milioni di litri di vino per un valore di 143 milioni di dollari australiani, pari al 12% dei volumi totali esportati e al 6% del valore.
«L’Europa è una regione significativa per gli esportatori australiani di vino», ha dichiarato il CEO di Wine Australia, Martin Cole. «Gli accordi sul vino tra Australia e Ue hanno storicamente contribuito a ridurre le barriere commerciali, offrendo un vantaggio competitivo nella regione».
NUOVE REGOLE: ETICHETTE, CERTIFICAZIONI E NOMI PROTETTI
Il nuovo Wine Agreement introduce anche una serie di semplificazioni tecniche per gli esportatori australiani, tra cui riduzione dei requisiti di certificazione, minori analisi di laboratorio richieste. E ancora: trattamento “most favoured nation” per le certificazioni e tutela di nuove indicazioni geografiche e nomi di vitigno
Un punto rilevante riguarda la garanzia che tutti gli altri nomi di vitigni già utilizzati dagli australiani – non a caso oggetto di una masterclass a Wine Paris 2026 – potranno continuare a essere impiegati senza limiti temporali. Anche nel caso in cui in futuro diventino indicazioni geografiche europee.
NUOVE INDICAZIONI GEOGRAFICHE E VITIGNI RICONOSCIUTI
L’accordo protegge inoltre sette nuove indicazioni geografiche australiane nell’Unione europea: New England, Pokolbin, Upper Hunter Valley, Mount Gambier, Robe, Wrattonbully e Australia.
Allo stesso tempo, vengono riconosciuti sette nuovi nomi di vitigni utilizzabili dagli esportatori australiani nel mercato Ue: Alicante Bouschet, Alicante Henri Bouschet, Carignan, Carignane, Nero d’Avola, Blaufrankisch e Friulano.
UN MERCATO EUROPEO MATURO E SEMPRE PIÙ SELETTIVO
Il contesto in cui si inserisce l’accordo è quello di un mercato europeo maturo. Nel 2024 l’Unione europea ha consumato circa 10,8 miliardi di litri, pari a circa la metà del consumo mondiale. Oltre il 90% del vino consumato è prodotto internamente, soprattutto in Italia, Francia, Spagna e Germania.
Negli ultimi cinque anni, i volumi consumati sono diminuiti del 3% annuo, mentre il valore è cresciuto dell’1% annuo. Le previsioni indicano una stabilità del valore nei prossimi anni. Le importazioni da Paesi extra-Ue sono in calo (-6% nei 12 mesi fino a settembre 2025), con Cile e Sudafrica principali fornitori, seguiti dall’Australia. Entrambi i concorrenti beneficiano già di dazi zero, elemento che ha reso strategico l’accordo per Canberra.
IMPATTO SUL SISTEMA PROSECCO E SUGLI EQUILIBRI GLOBALI
Per il sistema Prosecco italiano, l’accordo rappresenta un risultato significativo sul piano della tutela internazionale. La progressiva eliminazione del nome nei mercati export australiani rafforza il principio di protezione delle indicazioni geografiche europee. Allo stesso tempo, resta aperto il tema della coesistenza con l’uso domestico australiano del termine, che potrebbe continuare a generare confusione a livello globale.
L’intesa tra Australia e Unione europea segna quindi un passaggio importante negli equilibri del commercio del vino, con effetti destinati a incidere nel medio periodo sia sulle strategie dei produttori sia sulla definizione dei diritti legati ai nomi geografici.






