Produzione 2017 a 40,02 milioni di ettolitri, con una riduzione del 26% rispetto ai 54 milioni indicati dall’Istat per il 2016.
Se confermato, tale valore rappresenta il minimo storico nazionale degli ultimi 50 anni, con riduzioni oltre il 20% in quasi tutte le regioni. Fanno eccezione, al Nord, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, dove la maggiore riserva di acqua e l’entrata in produzione di nuovi impianti hanno parzialmente contenutole perdite.
Al Sud, invece, perdite inferiori alla media si registrano in Campania, regione che già lo scorso anno era stata oggetto di problemi climatici.
Sono stati diffusi in mattinata, presso la sede del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (Mipaaf) le previsioni vendemmiali 2017 (qui il dossier). Dopo i saluti di Ernesto Abbona e Raffaele Borriello, direttore generale ISMEA, sono intervenuti Fabio del Bravo di Ismea e Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale CEEV (Comité Européen des Entrepris es Vins). Il compito di chiudere l’incontro è stato affidato al viceministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Andrea Olivero. Ha moderato l’incontro Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini.
“Una vendemmia decisamente complessa – ha commentato Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini (Uiv) – che ha reso difficile la ricognizione in tutte le zone vitate del Paese, caratterizzate da territori e vitigni molti diversi tra loro. Un insieme di realtà che hanno vissuto in modo completamente differente il bizzarro andamento stagionale di quest’annata”.
“I cambiamenti climatici su scala globale – ha evidenziato Abbona – stanno incidendo in maniera determinante anche sulle pratiche viticole delle nostre aziende; alcuni parametri climatico-ambientali e, di riflesso, produttivi, si stanno modificando, mettendo in difficoltà i sistemi consolidati di misurazione previsionale dell’andamento produttivo. I dati rilevati ci parlano di una forte variabilità quali-quantitativa non solo tra zona e zona, ma all’interno dello stesso territorio tra micro aree differenti e, addirittura, tra vigneto e vigneto. La qualità, nella maggior parte delle zone analizzate, si mantiene su standard ottimali, anche se è troppo presto per definire con certezza come evolverà al termine della vendemmia e nei prossimi mesi”.
“Nonostante un calo produttivo stimato del 26%, invece, secondo le previsioni rimaniamo sopra i 40 mln di ettolitri – ha aggiunto Abbona – confermando il primato produttivo mondiale del nostro Paese davanti a Spagna (38,4 mln) e Francia (37,2 mln)”.
MIPAAF: “BICCHIERE MEZZO PIENO”
“Dalle previsioni vendemmiali di quest’anno – ha commentato il viceministro Andrea Olivero – si delinea un quadro complesso ma eccezionale che non consente ad oggi un bilancio definitivo e andrà valutato nelle opportune sedi per la sua portata generale, anche con misure straordinarie. Il bicchiere è mezzo pieno, nonostante una vendemmia scarsa, l’Italia mantiene il primato della produzione mondiale con 40 milioni di ettolitri”.
“Oggi – ha precisato Olivero – più che mai siamo consapevoli che i cambiamenti climatici incidono in modo sempre più determinante sul settore agricolo e vitivinicolo in particolare; di conseguenza l’innovazione e la cura professionale dei vigneti consentono una maggiore competitività, assicurando maggiori ricavi a tutti gli attori della filiera ed è in questa direzione che dobbiamo continuare ad operare”.
ISMEA: “STIME VARIABILI DI ZONA IN ZONA”

I numeri, però, vanno sempre inquadrati in un contesto più generale. Il vino italiano da molti anni registra una performance positiva, soprattutto in termini di riconoscibilità e affermazione sui mercati esteri: l’export italiano ha raggiunto valori storici e anche quest’anno i dati indicano una crescita tendenziale maggiore del 6% in volume e in valore, prefigurando la possibilità di raggiungere la soglia dei sei miliardi di euro entro fine anno”.
“Il rafforzamento del sistema produttivo e imprenditoriale degli ultimi anni – ha aggiunto Borriello – consentirà al comparto del vino italiano di reagire a quest’annata meno favorevole. È necessario, tuttavia, non trascurare la portata degli effetti dei cambiamenti climatici sui redditi degli agricoltori, proponendo anche per il settore del vino sperimentazioni e strumenti innovativi per la gestione dei rischi a tutela del ricavo aziendale”.
IL METODO DI CALCOLO
“Anche in queste condizioni che non esito a definire estreme – ha precisato per Uiv, Abbona – l’Osservatorio del Vino, supportato da Unione Italiana Vini e Ismea, attraverso la messa a sistema di una fitta rete territoriale di osservatori privilegiati del settore e la valutazione critica e comparata delle indicazioni da essa proveniente, è riuscito ad elaborare le prime considerazioni numeriche su questa annata utilizzando una metodologia che fino ad oggi ha dimostrato affidabilità assoluta”.

L’ESORDIO DEL SISTEMA PINOT GRIGIO DELLE VENEZIE
“A proposito di filiere – ha concluso Abbona – desidero infine ricordare che questa vendemmia battezza il “sistema Pinot Grigio delle Venezie” nato con la nuova denominazione del triveneto. Un progetto fortemente voluto da UIV che sta superando, bene, la sua prima prova vendemmiale, vedendo crescere il prezzo medio del prodotto con percentuali ben più alte della media nazionale. Conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto sulla necessità di filiere forti per il governo delle denominazioni, e buon esempio (da seguire) di valorizzazione di un vino-territorio. Perché è nella sfida del valore che si gioca il nostro futuro”.






