La raccolta sull’isola vulcanica greca, con gli occhi di Domaine Sigalas. Terzo calo consecutivo, ma l’azienda guidata da Stellios Boutaris punta su nuovi impianti, tecnologia e collaborazioni per ridare vita al vigneto. Clima, abbandono delle pratiche tradizionali e costo del lavoro mettono a rischio la sopravvivenza del sistema viticolo.
La vendemmia 2025 a Santorini si chiude con un nuovo record negativo: appena 450 tonnellate di uva raccolte. Si tratta del terzo anno consecutivo di calo produttivo, con rese in alcuni casi limitate a 500 kg per ettaro. Parallelamente, il prezzo medio delle uve continua a salire, superando i livelli storici del 2024. «C’è ancora una luce in fondo al tunnel» commenta il winemaker Stellios Boutaris, alla guida di Domaine Sigalas, tra le migliori cantine di Santorini. «Il nostro compito – continua – è affrontare le circostanze attuali e costruire un futuro sostenibile. Conservare Santorini come un pezzo da museo non ha senso. Noi abbiamo scelto la strada dell’investimento sistematico».
Secondo gli ultimi dati disponibili, la produzione totale di uve a Santorini negli ultimi anni si è aggirata tra le 2.500 e le 3 mila tonnellate, con picchi fino a 5 mila tonnellate nel 2003 . L’ultima produzione, di poco superiore alle 400 tonnellate, evidenzia un calo esorbitante rispetto agli anni passati e allo scorso decennio. In termini di vino, la vendemmia 2025 a Santorini si assesterà su un totale di 390 mila bottiglie.
SEGNI DI UNA CRISI STRUTTURALE, MA TORNA L’ANEDOSA
Secondo Stratos Guillame Xyrafis, vineyard manager di Domaine Sigalas, la situazione attuale è l’esito di debolezze accumulate da decenni. «Il cambiamento climatico – spiega – ha amplificato problemi cronici come l’abbandono delle pratiche tradizionali e l’invecchiamento della popolazione di viticoltori». La mancanza di manodopera, resa ancora più grave dal costo della vita elevato sull’isola, ha portato a vigneti trascurati e rese sempre più scarse.
I dati climatici del 2025 confermano il quadro difficile: inverno mite con germogliamento irregolare, piogge dimezzate rispetto alla media ventennale e venti forti che hanno danneggiato soprattutto la parte sud dell’isola. Unica nota positiva, il ritorno del fenomeno dell'”anedosa”, la nebbia marina che favorisce la maturazione delle uve.
VENDEMMIA 2025 A SANTORINI: QUALITÀ CONSERVATA
Domaine Sigalas registra una riduzione del 15% rispetto al 2024. La vendemmia è iniziata il 7 agosto con il Mavrotragano ed è proseguita fino al 27 agosto con l’Aidani. «La scelta del momento di raccolta è stata decisiva» sottolinea l’enologa Sara Iakovidou. «Abbiamo anticipato per preservare acidità, maturazione fenolica e aromi. I vini del 2025 avranno un tenore alcolico più basso, intorno al 13,5%».
IL PIANO DI RINNOVAMENTO DEL VIGNETO
Dal 2020 Domaine Sigalas ha intensificato gli investimenti, con 17 ettari di nuovi impianti già completati e un totale di 45 ettari coltivati nella zona nord dell’isola. L’obiettivo è la creazione di un vigneto sostenibile, resiliente ai cambiamenti climatici e meno dipendente dalla manodopera stagionale.
Il rinnovamento passa dal recupero delle forme tradizionali di allevamento, “kouloura” e “kladedtiko”, combinate a densità più elevate e maggiore efficienza nelle operazioni, anche grazie alla meccanizzazione. Il protocollo di irrigazione sviluppato dall’azienda mira a mantenere l’umidità del suolo senza ricorrere a irrigazioni intensive.
UNA SFIDA GENERAZIONALE: LA RINASCITA DEL VIGNETO DI SANTORINI
In parallelo, Domaine Sigalas partecipa a un progetto sperimentale sull’uso delle acque grigie, in collaborazione con altre cantine di Santorini, l’Università Aristotele di Salonicco e autorità locali, nell’ambito del programma europeo “Measure 16 – Cooperation”.
La nuova generazione è già al lavoro: Yiannis Boutaris, figlio di Stellios, rappresenta la sesta generazione della famiglia nel vino. «I primi segnali dai nuovi impianti – evidenzia – sono incoraggianti. La conoscenza che stiamo accumulando è a disposizione di tutti coloro che credono nella rinascita del vigneto di Santorini. Vogliamo che l’isola torni a far parlare di sé per l’autenticità e la qualità dei suoi vini».
PROSPETTIVE DI MERCATO DEI VINI DI SANTORINI
Il forte calo produttivo degli ultimi tre anni e i prezzi delle uve ai massimi storici stanno ridisegnando il posizionamento dei vini di Santorini. Le quantità disponibili continuano a ridursi, mentre la domanda internazionale rimane elevata. Ciò potrebbe consolidare ulteriormente l’immagine delle etichette isolane come prodotti di nicchia, con un valore legato all’unicità del terroir e alla scarsità.
I principali mercati di esportazione – Stati Uniti, Nord Europa e Asia – continuano a trainare la domanda, sostenuti dall’interesse crescente per vini legati a territori estremi e riconoscibili. In questi contesti, i vini di Santorini si propongono come referenze di alto profilo. Destinate a consumatori attenti all’origine. E disposti a riconoscere un prezzo premium.
La sfida sarà mantenere standard qualitativi elevati, anche a fronte della grande popolarità del vitigno principe di Santorini, l’Assyrtiko, in altre isole greche e all’estero. E, allo stesso tempo, garantire la sopravvivenza economica delle aziende e dei viticoltori locali, in un equilibrio delicato tra sostenibilità e mercato globale.






