IN BREVE
- La vendemmia 2025 in Lombardia ha prodotto uve di alta qualità, ma in un contesto economico difficile.
- Giovanna Prandini, presidente Ascovilo, evidenzia l’importanza di rafforzare i consorzi per sostenere la vitivinicoltura regionale.
- Nonostante la produzione sia sotto la media, la riduzione dei volumi potrebbe aiutare a riequilibrare il mercato.
- I consorzi devono agire come leve strategiche, creando sinergie e investendo in promozione e innovazione.
- La collaborazione tra consorzi e produttori è fondamentale per affrontare le sfide attuali e trasformarle in opportunità di crescita.
La vendemmia 2025 in Lombardia consegna uve di qualità elevata e un miglioramento rispetto all’annata precedente, ma si inserisce in uno scenario economico sempre più complesso. Produzione sotto la media, consumi in rallentamento, costi in crescita e tensioni sui mercati internazionali spingono Ascovilo a richiamare l’attenzione sulla necessità di fare sistema. E rafforzare il ruolo dei Consorzi, per sostenere la vitivinicoltura regionale.
VENDemmia 2025 IN LOMBARDIA: QUALITÀ DELLE UVE E CONDIZIONI DELL’ANNATA
«La vendemmia 2025 in Lombardia ci ha restituito segnali incoraggianti», evidenzia Giovanna Prandini, presidente di AsCoViLo, l’associazione di 13 Consorzi di Tutela dei Vini di Lombardia. «Rispetto al 2024 – continua – abbiamo ottenuto uve di qualità molto elevata grazie ad un’annata favorevole con buone acidità, produzione generosa e sanità delle uve».
Dal punto di vista agronomico, l’annata mostra un profilo equilibrato, con maturazioni regolari e una buona tenuta sanitaria delle uve nelle principali aree vitivinicole lombarde. Un risultato che rafforza le attese sulla qualità dei vini della vendemmia 2025 in Lombardia, pur in un contesto produttivo con qualche scricchiolio.
PRODUZIONE SOTTO LA MEDIA E GESTIONE DELLE SCORTE
Il dato quantitativo resta infatti inferiore alla media recente. «Restiamo tuttavia sotto la media produttiva del periodo 2020-2024 – continua Prandini – e questo in un momento di contrazione dei consumi potrebbe non essere un fatto del tutto negativo se consentisse di ridurre le scorte delle annate precedenti».
La riduzione dei volumi, in questa fase, viene letta anche come possibile strumento di riequilibrio del mercato, in particolare per le denominazioni che si confrontano con giacenze elevate e una domanda meno dinamica rispetto al passato.
MERCATO DEL VINO: CONSUMI IN CALO E MARGINI COMPRESSI
Il nodo centrale resta però quello commerciale. «Il vero tema – aggiunge Giovanna Prandini – è come sostenere il mercato. La domanda interna ed estera rallenta, non solo per i dazi ma anche per lo spostamento dei consumi su altre tipologie di prodotti in un contesto dove i costi continuano a crescere comprimendo i margini per le imprese agricole».
Alla flessione dei consumi si affiancano quindi fattori strutturali che incidono sulla redditività della vitivinicoltura in Lombardia. Imponendo alle aziende una revisione delle strategie produttive e commerciali.
IMPRESE VITIVINICOLE E COMPETITIVITÀ: OLTRE LA DIMENSIONE
Secondo Ascovilo, la risposta alle difficoltà non passa necessariamente dall’aumento delle dimensioni aziendali. «È qui che dobbiamo superare un luogo comune radicato. La dimensione ridotta – spiega Prandini – può diventare un vantaggio competitivo se accompagnata da una cultura d’impresa moderna, dalla capacità di leggere i numeri, di pianificare e di aprirsi alle competenze giuste. In questo scenario, l’unione fa davvero la forza».
Gestione economica, pianificazione e apertura a competenze specialistiche diventano elementi centrali per affrontare una fase di cambiamento che coinvolge l’intero comparto vitivinicolo.
GIOVANNA PRANDINI (ascovilo): «CONSORZI DI TUTELA lavorino a STRATEGIA DI SISTEMA»
Il ruolo dei Consorzi emerge come leva strategica. «I Consorzi non sono solo strumenti di tutela, ma leve strategiche fondamentali – chiosa la numero uno dell’associazione lombarda -. Fare sistema significa creare massa critica, parlare con una voce unica sui mercati, condividere investimenti in promozione, sostenibilità e innovazione. Valorizzare le denominazioni e i territori in modo coerente e riconoscibile».
«Non è la dimensione a determinare il destino delle imprese vitivinicole lombarde – conclude Giovanna Prandini – ma la visione con cui affrontano il cambiamento. E oggi questa visione passa inevitabilmente da una collaborazione forte tra consorzi e produttori, capace di trasformare una fase complessa in un’opportunità di crescita condivisa».






