Pubblicità ingannevole: Class Action contro Ab InBev

Sotto accusa i prodotti della linea “Ritas”: Margarita, Mojito, Rosé e Sangria che non conterrebbero tequila, rum e vino

Lo scorso 11 settembre Tanya Cooper e Joseph Rose, entrambi residenti nello stato di New York, hanno presentato, in rappresentanza di più di 100 membri, una Class Action contro il colosso mondiale della birra Ab InBev per “pubblicità ingannevole” relativamente ai prodotti della linea Ritas.

I querelanti affermano che la gamma Ritas di Ab InBev, che include le versioni Margarita, Mojito, Rosé e Sangria, è stata falsamente pubblicizzata in quanto ci si aspetterebbero che i prodotti contengano rispettivamente tequila, rum e vino, cosa non corrispondente alla realtà. A rafforzare l’errata percezione sulla presenza dell’alcol solitamente associato ai cocktail con lo stesso nome da parte del cliente contribuirebbero le immagini riportate sulla confezione.

Ad esempio, Ritas Margarita presenta sulla lattina il classico calice da Margarita con la crosta di sale sul bordo, mentre Ritas Spritz utilizza l’immagine di bicchieri da vino. Secondo i querelanti a fronte di un’immagine così forte solo “il fondo del pannello della confezione, dove nessun consumatore ragionevole guarderebbe prima dell’acquisto, riporta la dicitura ‘bevanda al malto con aromi naturali e colorata con caramello'”.

Il documento depositato presso la United States District Court rivela inoltre che i membri della Class Action non avrebbero acquistato i prodotti, o si sarebbero comunque aspettati di pagare molto meno, se fossero stati consapevoli della loro vera natura.

Ab InBev per mezzo dei suoi portavoce replica sostenendo che “la famiglia di prodotti Ritas è stata lanciata dal marchio di birra più venduto negli Stati Uniti nel 2012, ed è una linea ben nota di bevande al malto che continua a essere apprezzata dai consumatori per il suo gusto rinfrescante. Crediamo che questa causa sia priva di merito e ci difenderemo contro di essa”.

Vita dura, quindi, per le aziende che fanno leva sui nomi altisonanti dei cocktail, degli spirit o sulla dicitura “vino” per proporre i loro i prodotti, che tali non sono, ad un consumatore sempre più attento e le cui aspettative evidentemente sono più alte di quanto le aziende stesse pensino.

Non si tratta, peraltro, dell’unico guaio legale per Ab InBev. Dopo una sentenza positiva del tribunale distrettuale della California potrebbe infatti finire a processo una controversia per violazione del Copyright. Lo scorso anno il noto marchio di abbigliamento outdoor Patagonia ha accusato il colosso della birra di aver creato un logo “sorprendentemente simile” per sfruttare la grande visibilità e fama di Patagonia.

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