La Prima del Valtènesi il rosé come cultura

La Prima del Valtènesi: il rosé come cultura

IN BREVE
  • La Prima del Valtènesi ha consolidato l’identità della regione vitivinicola italiana, enfatizzando l’importanza del rosé.
  • Il territorio della sponda bresciana del Lago di Garda, ora sottozona della Riviera del Garda Classico DOC, ha una storicità nella produzione di vini rosa.
  • Durante l’evento si è tenuta una masterclass che ha messo a confronto i vini dell’annata 2025 con quelli di annate precedenti.
  • La produzione annuale dei vini della Valtènesi è di circa 3 milioni di bottiglie, di cui oltre 2,5 milioni sono rosé.
  • Il Consorzio Valtènesi si impegna a preservare e far crescere l’eredità vitivinicola, promuovendo una filiera corta e sostenibile.

La Valtènesi consolida il proprio posizionamento nel panorama vitivinicolo italiano puntando su identità, semplificazione e riconoscibilità. Una visione ribadita durante “La Prima del Valtènesi”, lo scorso 23 marzo presso la “Casa del Vino della Valtènesi” di Puegnago del Garda (Brescia).

Un territorio della sponda bresciana del Lago di Garda, a breve non più DOP ma sottozona della Riviera del Garda Classico DOC, in cui il “rosé” non è una tendenza recente, ma espressione storica e produttiva. La vocazione per i vini rosa affonda le radici nel 1896, quando il senatore Pompeo Molmenti codificò per la prima volta la tecnica produttiva a Moniga del Garda.

IL ROSÉ OLTRE IL TEMPO

“La Prima del Valtènesi” è stata anche l’occasione per una masterclass di confronto fra annate. Tre vini dell’annata in commercio, la 2025, e tre da annate precedenti. Una chiacchierata con tempo inusuale per i vini rosati. Se i 2025 mostrano freschezza ed immediatezza, le annate precedenti mostrano la capacità evolutiva in vini non sempre pensati per l’invecchiamento.

La Prima del Valtènesi il rosé come cultura
  • Anima, Valtènesi Riviera del Garda Classico 2025, Bottenago. Vino che gioca sulla piacevolezza della bevuta. Fiore e frutto al naso, con una vena agrumata che dona freschezza. Sorso verticale e sapido.
  • Notterosa, Valtènesi Riviera del Garda Classico 2025, Delai. Maggiore intensità olfattiva rispetto al precedente. Meno note fruttate ma una vena minerale al naso. Maggiore struttura al sorso, sapidità marcata.
  • Fontanamora, Valtènesi Riviera del Garda Classico 2025, Turina. Naso pungente, vivo, fresco. Frutti rossi ed una leggera nota speziata. In bocca è vibrante con la freschezza agrumata, pompelmo, che accompagna una sorta di leggera piccantezza da zenzero fresco.
  • RosaMara, Valtenesi DOC Chiaretto 2024, Costaripa. Bella tenuta ed evoluzione per un vino non pensato per l’invecchiamento. Poco floreale ma ricco di note di scorza di agrumi ed una vena di spezie che rimandano alle foglie di tè. Il sorso chiude con una piacevole vena amaricante.
  • Antitesi, Valtènesi Riviera del Garda Classico 2023, Avanzi. Deciso cambio di registro rispetto ai precedenti. Naso intenso giocato su fiori secchi, frutta matura ed una nota “verde” che riporta a radici e sottobosco. In bocca rivela, a fianco di una vibrante freschezza e salinità, una leggera nota tannica.
  • Lettera C, Valtènesi Riviera del Garda Classico 2022, Pasini San Giovanni. Il più evoluto, e piacevolmente inaspettato, della batteria. Sentori che variano dalla mela ai fiori secchi fino ad n tocco di zenzero candito. Sorso pieno, avvolgente, ma scorrevole.
IL CONSORZIO E LA FILIERA

La superficie vitata del Valtènesi è di circa 500 ettari. Il Groppello rappresenta il vitigno principale. La produzione annua si attesta a meno di 3 milioni di bottiglie, di cui oltre 2,5 milioni di rosé. Un sistema a “filiera corta” (nessun conferitore o imbottigliatore) che conta più di 40 aziende.

«Il Consorzio Valtènesi è molto più di un semplice consorzio: è il cuore pulsante di una comunità di viticoltori che da generazioni coltivano con dedizione e rispetto un territorio straordinario, plasmato dalle colline e baciato dal Lago di Garda. Per noi, il rosé non è solo un vino, ma un’emozione liquida che racconta storie di fatica, passione e amore per la terra» afferma Paolo Pasini, presidente del Consorzio Valtènesi.

«La nostra missione – prosegue Pasini – è quella di preservare e far crescere questa eredità, producendo vini che siano autentici ambasciatori della nostra cultura, della nostra storia e della nostra identità. Crediamo fermamente nella forza della filiera corta, nella trasparenza di ogni passaggio produttivo, e nella sostenibilità come valore imprescindibile per un futuro che vogliamo migliore».

LA SVOLTA NORMATIVA

La denominazione di origine protetta “Valtènesi” è stata recentemente cancellata dal registro delle Dop dell’Unione europea. La decisione è contenuta nel Regolamento di esecuzione (UE) 2026/572 della Commissione, adottato il 17 marzo 2026 e pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Ue.

La scelta, sostenuta dal Consorzio, punta a trasformare Valtènesi in una sottozona della Riviera del Garda Classico DOC. L’obiettivo è aumentare il valore percepito e rafforzare la chiarezza per il consumatore.

Secondo quanto riferito dal Consorzio, il sistema produttivo ha progressivamente concentrato la propria identità sull’uso congiunto in etichetta di “Valtènesi” e “Riviera del Garda Classico”. Un orientamento che riflette il legame storico con il territorio e con il vitigno Groppello.

UNA STRATEGIA DI SEMPLIFICAZIONE

La rinuncia alla Dop autonoma rientra in un processo di razionalizzazione delle denominazioni del Garda bresciano. L’obiettivo è evitare sovrapposizioni e rafforzare la riconoscibilità sui mercati. La Valtènesi sceglie così una linea chiara: meno frammentazione, più identità territoriale. Il rosé resta il perno di questa strategia, espressione diretta di una cultura produttiva che unisce storia, tecnica e territorio.

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