Rete delle Bollicine Siciliane spumanti e itinerari per raccontare la Sicilia. Il progetto Irvo, tra charmat, metodo classico ed enoturismo

Nasce la Rete delle Bollicine Siciliane: spumanti e itinerari per raccontare l’Isola

IN BREVE
  • La Rete delle Bollicine Siciliane mira a trasformare lo spumante in un’opportunità per il territorio siciliano.
  • Il progetto coinvolge produttori, consorzi e istituzioni per creare itinerari enoturistici dedicati.
  • Le bollicine siciliane mostrano un’identità unica, con produzione di 140 aziende nel 2025 e una preferenza per Metodo Charmat.
  • L’itinerario enoturistico include aree come il Parco dell’Etna e diverse città storiche, unendo vino e paesaggi culturali.
  • Il progetto punta a valorizzare le bollicine siciliane come categoria riconoscibile, creando un sistema di competenze e identità territoriali.

La Rete delle Bollicine Siciliane punta a trasformare lo spumante in una porta d’accesso al territorio. Il progetto è stato lanciato dall’Irvo, l’Istituto regionale dell’Olio e del Vino, con un Manifesto che coinvolgerà produttori, consorzi e istituzioni nella costruzione di itinerari enoturistici dedicati.

L’iniziativa è stata presentata il 13 luglio a Realmonte, in provincia di Agrigento, durante il convegno “Bollicine Siciliane. Dall’eccellenza enologica all’esperienza di un territorio”.

IL MANIFESTO DELLA RETE DELLE BOLLICINE SICILIANE

Il percorso prevede la stesura di una dichiarazione d’intenti comune, finalizzata a collegare le diverse aree produttive dell’Isola e a sviluppare un’offerta turistica coordinata. La mappa unirà cantine, vitigni autoctoni, siti archeologici, città d’arte, riserve naturali, borghi e tradizioni gastronomiche.

«Negli ultimi anni – ha dichiarato la commissaria Irvo Giusi Mistretta – le bollicine siciliane hanno dimostrato di possedere una propria identità. Sono il frutto di territori unici, di vitigni autoctoni e internazionali interpretati con competenza, di imprenditori che hanno investito in qualità, innovazione e sostenibilità».

Secondo Mistretta, la competitività del comparto passa dalla capacità di presentarsi con un’identità condivisa. Il Manifesto servirà quindi ad avviare un laboratorio di cooperazione tra consorzi, associazioni e imprese vitivinicole.

IN SICILIA 140 AZIENDE E 330 ETICHETTE SPUMANTE

I dati dell’Osservatorio Irvo relativi al 2025 indicano la presenza di 140 aziende siciliane produttrici di vini spumanti Doc, Igt e varietali, per un totale di 330 etichette commercializzate sui mercati italiani ed esteri.

Il 54% delle bollicine viene prodotto con Metodo Charmat, mentre il 46% segue il Metodo Classico. La quota principale ricade sotto l’Igt Terre Siciliane, con il 49,1% della produzione. Seguono la Doc Sicilia con il 29,3% e la Doc Etna con il 20,4%.

Gli spumanti bianchi rappresentano l’86% del totale, contro il 14% dei rosati. La produzione spumantistica rimane limitata all’1% dei vini imbottigliati nell’Isola, ma cresce il numero delle cantine che si affacciano al segmento.

LA CRESCITA DELL’ETNA SPUMANTE

La Doc Etna è la denominazione che ha registrato la crescita più consistente. La sua incidenza sulla produzione spumantistica regionale è passata dal 9,8% del 2018 al 20,4% del 2025.

Sulle pendici del vulcano il Nerello Mascalese, vinificato in bianco o in rosato, è il principale vitigno degli spumanti Etna Doc Metodo Classico, sottoposti ad almeno 18 mesi di affinamento sui lieviti. Completano il quadro Carricante, Chardonnay e Pinot Nero.

L’itinerario enoturistico potrà includere il Parco dell’Etna, la Valle del Bove, Catania, le Gole dell’Alcantara, Taormina, Randazzo e Castiglione di Sicilia, collegando le produzioni vinicole ai paesaggi lavici e ai borghi in pietra nera.

Rete delle Bollicine Siciliane spumanti e itinerari per raccontare la Sicilia. Il progetto Irvo, tra charmat, metodo classico ed enoturismo
GLI AREALI DELLA SICILIA OCCIDENTALE E CENTRALE

Nella Sicilia occidentale, tra Trapani, Marsala, Menfi e Agrigento, Metodo Charmat e Metodo Classico vengono utilizzati per spumanti ottenuti da Grillo, Catarratto, Inzolia, Zibibbo, Grecanico, Chardonnay e Chenin Blanc. Tra le uve a bacca rossa figurano Nero d’Avola e Pinot Nero.

L’offerta territoriale comprende le saline di Trapani e Paceco, le Isole dello Stagnone di Marsala, Mozia, Segesta, Selinunte, Erice, Sciacca, la Scala dei Turchi e la Valle dei Templi.

Nel cuore dell’Isola, tra Caltanissetta, Enna e l’entroterra agrigentino, la spumantizzazione interessa Nero d’Avola, Pinot Nero, Grillo, Catarratto, Inzolia e Chardonnay. Agli itinerari del vino potranno essere affiancate visite alla Villa Romana del Casale, a Morgantina, al Lago di Pergusa e ai centri di Mussomeli, Mazzarino e Sperlinga.

IL SUD-EST E LE BOLLICINE DI PANTELLERIA

Nel Sud-Est, tra Ragusa, Siracusa e Noto, è in crescita la produzione di Metodo Classico. Il Moscato bianco viene utilizzato per spumanti aromatici, mentre il Nero d’Avola trova spazio soprattutto nelle versioni rosate.

Il percorso attraversa le città barocche del Val di Noto, Siracusa e Ortigia, il Parco archeologico della Neapolis, la Necropoli di Pantalica e le riserve naturali di Vendicari, Cavagrande del Cassibile e della foce del fiume Irminio.

Una tappa autonoma sarà rappresentata da Pantelleria. Nell’isola lo Zibibbo viene impiegato prevalentemente nella produzione di spumanti Metodo Charmat. Il vino si inserisce in un paesaggio segnato dai dammusi, dai giardini panteschi e dalla coltivazione della vite ad alberello, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale.

AIS SICILIA: «UNA VOCE UNICA E RICONOSCIBILE»

Per il presidente di Ais Sicilia Francesco Baldacchino, la Rete rappresenta «un importante esempio di come il dialogo e la collaborazione possano trasformarsi in una visione condivisa per il futuro del vino siciliano».

L’obiettivo è mettere a sistema competenze, produzioni e identità territoriali, affinché le bollicine siciliane possano essere percepite come una categoria riconoscibile. Il calice diventa così il punto di partenza per esplorare paesaggi, vitigni, patrimoni culturali e tradizioni produttive dell’Isola.

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