IN BREVE
- La crisi dei vini rossi non preoccupa Barolo e Barbaresco, che mostrano una lieve flessione nei numeri, ma con segnali di stabilità.
- Il Barolo 2022 è più abbordabile e promette una nuova interpretazione senza perdere l’identità del vitigno grazie anche al cambiamento climatico.
- La comunicazione deve tornare a presentare Barolo e Barbaresco come vini da abbinare al cibo, non solo come bevande alcoliche.
- Il Langhe Nebbiolo è in crescita, rappresentando un vino quotidiano e propositivo per i vini più strutturati.
- Un evento importante si svolgerà a Toronto per il Barolo Barbaresco World Opening 2026, con l’obiettivo di trasformare gli eventi in attività più durature.
La crisi dei vini rossi? Lambisce e non preoccupa Barolo e Barbaresco. Tanto che Sergio Germano, presidente del Consorzio di Tutela Barolo, Barbaresco, Alba Langhe e Dogliani, appare più rilassato che mai a Grandi Langhe 2026. Scherza con i collaboratori e con i colleghi presidenti di Consorzi piemontesi, giunti a Torino per il grande appuntamento annuale. E snocciola i numeri di Barolo e Barbaresco, pur in lieve flessione (-1 e -5%) senza lasciarsi sopraffare dalla fredda numerica: «Potremmo quasi parlare di cifre stabili e confortanti, considerato il periodo di difficoltà per molte altre denominazioni rossiste». Nell’intervista rilasciata a Winemag, i dettagli.
Negli ultimi anni si parla molto di una nuova interpretazione di Barolo e Barbaresco. Che lettura dà delle annate più recenti, 2022 e 2023?
Credo che le annate attualmente sul mercato raccontino molto bene questa evoluzione. Dopo la 2021, il Barolo 2022 è un’annata decisamente più abbordabile, più approcciabile. Non è omogenea ovunque, ma a macchia di leopardo esprime grande finezza, freschezza e rotondità. Sono vini che fanno presagire una nuova interpretazione, senza snaturare l’identità del vitigno.
Quanto incide il cambiamento climatico su questa evoluzione stilistica?
Incide sicuramente. Il cambiamento climatico ci porta ad avere tannini più dolci e più gradevoli, ma allo stesso tempo è cresciuta molto anche la maestria dei viticoltori e dei vinificatori, oggi più attenti e consapevoli. Si va verso una bevibilità più immediata, pur sapendo che le complessità aromatiche continueranno a evolvere nel tempo.
Questo significa che non è più “un peccato” aprire una bottiglia giovane?
Direi proprio di no. Nel caso del 2022, per esempio, il Barolo può essere già goduto con grande piacevolezza. Se pensiamo alla Borgogna, spesso l’ultima annata presentata ha due anni di vita: può durare trent’anni, ma viene bevuta anche subito. Questo approccio oggi è possibile anche per Barolo e Barbaresco.
Lo stesso vale per l’annata 2023 del Barbaresco, come confermano gli assaggi effettuati in sala stampa
È stata un’annata piuttosto calda anche la 2023, con un Barbaresco un po’ più asciutto rispetto al Barolo. Tuttavia le espressioni sono decisamente interessanti. Raccontano bene sia l’adattabilità del lavoro dei viticoltori sia quella del Nebbiolo stesso. Una varietà che, se piantata nelle zone giuste, riesce ad affrontare il cambiamento climatico senza subire catastrofi.
Parliamo quindi più di cambiamento climatico o di reinterpretazione del vino?
Direi che è una conseguenza delle evoluzioni in atto. Proprio per evitare che le annate calde portino a tannini secchi, oggi si presta molta attenzione a macerazioni e affinamenti. Tutto va nella direzione di ottimizzare la bevibilità, che è fondamentale: Barolo e Barbaresco devono mantenere la loro austerità, ma anche essere bevibili, considerando i cambiamenti negli stili di vita e nell’alimentazione.
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Anche il tema degli abbinamenti sembra essere cambiato
Assolutamente. Non deve più essere necessario parlare solo di cinghiali o caprioli quando si parla di Barolo e Barbaresco. Non sono vini solo da celebrazione. Possono essere goduti in molte più occasioni, senza sminuirli e senza attenuarne l’identità.
Dal punto di vista del mercato, come vede la situazione attuale?
Il mercato vive cicli sempre più brevi. Una volta duravano venti o trent’anni, oggi due o tre. Abbiamo vissuto un periodo di grande entusiasmo, anche durante il Covid, con un forte consumo. Oggi sembra esserci una fase diversa, influenzata anche da nuove distrazioni mediatiche anti-alcol e da una maggiore attenzione agli stili di vita salutistici, che vanno ovviamente rispettati.
Che tipo di comunicazione serve oggi per questi vini?
Serve una comunicazione basica nel senso più positivo del termine: percepibile, chiara. Dobbiamo tornare a raccontare Barolo e Barbaresco come alimenti che si abbinano al cibo, non solo come bevande alcoliche. Questo aiuta a togliere la paura di aprire una bottiglia, che spesso viene percepita come qualcosa di distante o impegnativo.
In questo contesto, che ruolo gioca il Langhe Nebbiolo?
Un ruolo fondamentale. I numeri di fine anno mostrano che il Barolo ha tenuto bene, con un -1%, mentre il Barbaresco è intorno al -5%. Il Langhe Nebbiolo invece è in crescita. È un vino con un approccio più quotidiano, più facile, ed è perfettamente propedeutico ai vini più profondi dello stesso vitigno. Per questo vogliamo investire di più nella comunicazione su questa denominazione.
Anche perché l’offerta sta aumentando, a livello di produzione e disponibilità
Esatto. Negli ultimi anni ci sono stati impianti importanti e oggi l’offerta può stare dietro al mercato. È positivo vedere che questo vino continua a crescere.
Quali sono le prossime tappe per il Consorzio?
L’appuntamento principale sarà a Toronto, il 12 maggio, con il Barolo Barbaresco World Opening 2026. Parliamo di 170 produttori presenti per un giorno. I monopoli canadesi sono molto coinvolti e soddisfatti di questo progetto. Ci stanno aspettando con grande impazienza.
Il lavoro sul Canada non si limita all’evento principale, corretto?
Il nostro obiettivo è trasformare questi eventi di un giorno in attività più distribuite nel tempo, per avere maggiore incisività. Come già fatto negli Stati Uniti, abbiamo organizzato masterclass collaterali anche in Canada, coinvolgendo province chiave come Ontario, New Brunswick, Alberta e British Columbia, rivolte ad agenti e operatori dei monopoli.
Che tipo di mercato è il Canada per i vini delle Langhe?
È un mercato con una solida cultura del vino e con una potenzialità molto interessante. Stanno capendo sempre di più l’evoluzione dei vini delle Langhe, soprattutto grazie alla maggiore elasticità stilistica, in particolare nelle espressioni più immediate del nebbiolo.






