IN BREVE
- Cantina Sankt Pauls si rilancia con una nuova governance e un focus sul Pinot Bianco come bandiera.
- Il nuovo enologo Philipp Zublasing mira a valorizzare il vigneto e le varietà storicamente vocate al territorio.
- La cantina punta a una maggiore integrazione tra le aree tecnica e commerciale per accorciare la distanza tra vigneto e mercato.
- Oltre al Pinot Bianco, sono centrali altre varietà come Sauvignon, Pinot Nero, Lagrein e Schiava, espressioni del territorio.
- Il rilancio include un potenziamento della rete commerciale, mirando a una maggiore presenza nel canale Horeca e nell’export.
Nuovo presidente, nuovo enologo. Nuovo staff commerciale. Nuove etichette. Di vecchio, solo le abitudini. Anzi, una sola: il Pinot Bianco. Come bandiera. Cantina Sankt Pauls (Cantina San Paolo) si rilancia sul mercato nazionale. Con una strategia che punta su identità territoriale, razionalizzazione della gamma e rafforzamento della presenza commerciale. Senza rinnegare il percorso qualitativo costruito negli ultimi decenni.
NUOVA GOVERNANCE E CAMBIO DI PASSO STRATEGICO
Il rilancio parte dalla governance. Alla guida della cooperativa di San Paolo, storica realtà vitivinicola dell’Alto Adige, ci sono oggi il presidente Bernhard Leimegger e il nuovo enologo “kellermeister” Philipp Zublasing, affiancati da una nuova squadra commerciale. L’obiettivo dichiarato è rendere Sankt Pauls più riconoscibile e competitiva, soprattutto nel canale Horeca, vista la presenza marginale in Gdo.
Il cambio di passo non riguarda solo le persone, ma anche il metodo di lavoro. La cantina ha avviato una revisione complessiva dei processi produttivi e decisionali, con una maggiore integrazione tra area tecnica e commerciale. Una scelta pensata per accorciare la distanza tra vigneto, cantina e mercato. E rendere più coerente il messaggio trasmesso al consumatore finale.
IL NUOVO ENOLOGO E LA CENTRALITÀ DEL VIGNETO
Elemento chiave del nuovo corso è l’arrivo di un nuovo enologo nel luglio 2023. Il giovane Philipp Zublasing, formatosi tra l’Istituto di San Michele all’Adige e Geisenheim, con una parentesi in Sud Africa, è chiamato a interpretare lo stile Sankt Pauls con un approccio ancora più focalizzato sull’origine delle uve. Al centro del progetto c’è il vigneto, da “leggere” parcella per parcella. Appezzamento per appezzamento dei 190 soci conferitori, distribuiti fra i 300 e i 700 metri di altitudine, sulle colline attorno a San Paolo.
La linea guida è la valorizzazione delle varietà storicamente più vocate al territorio, con vinificazioni mirate a esprimere freschezza, precisione aromatica e capacità di evoluzione. In questo quadro, il lavoro agronomico assume un ruolo determinante, con pratiche sempre più orientate alla gestione equilibrata delle rese.
PINOT BIANCO DELL’ALTO ADIGE AL CENTRO DEL NUOVO CORSO DI CANTINA SANKT PAULS
Se c’è un vitigno che sintetizza la visione di Cantina Sankt Pauls, quello è il Pinot Bianco. Non una scelta di tendenza, ma una dichiarazione di identità. «È la nostra bandiera», ribadiscono sia Philipp Zublasing che Tobias Leimgruber, Sales & Marketing Director. Su questa varietà l’azienda costruisce la propria riconoscibilità, forte di un patrimonio di vigneti storici e di un know-how consolidato.
Il Pinot Bianco di Sankt Pauls nasce da suoli calcarei e porfirici, con forti escursioni termiche, condizioni ideali per ottenere vini di struttura e finezza. La cantina propone diverse interpretazioni della varietà, pensate per raccontare sfumature diverse del territorio. E per posizionarsi su più livelli di mercato, mantenendo una coerenza stilistica basata su tensione acida e pulizia espressiva.
- Plötzner Pinot Bianco Alto Adige Doc 2024 (89/100 Winemag)
Vino di ingresso nella “Selezione” di Sankt Paul, tutto primari, beva e croccantezza, perfetto per l’aperitivo. - Kalkberg Pinot Bianco Alto Adige Doc 2023 (91/100 Winemag)
Ben più stratificato e complesso di Plötzner, Kalkberg è il Pinot Bianco della linea superiore “Alte Reben”, termine che nella viticoltura austo-germanica indica il ricorso a uve provenienti da “vigne vecchie”. Si tratta della prima annata curata dal nuovo enologo Philipp Zublasing: un ottimo avvio. Vino gastronomico, con ampie prospettive di ulteriore affinamento. - Sanctissimus Pinot Bianco Alto Adige Doc Riserva 2015 magnum (97/100)
Punta di eccellenza della cantina ed espressione “totale” del Weissburgunder in Alto Adige. Sanctissimus nasce da una parcella di 8 mila metri quadrati (meno di un ettaro), nell’Unità Geografica aggiuntiva di Missian. Produzione limitata a 2000-2500 bottiglie, in base all’annata, oltre alle rare magnum.
NON SOLO PINOT PIANCO: OTTIMI SAUVIGNON E PINOT NERO A CANTINA SANKT PAUL
Il rilancio passa anche da una scelta netta sulla gamma. Accanto al Pinot Bianco, restano centrali altre varietà simbolo dell’Alto Adige, come Sauvignon e Pinot Nero, oltre a Lagrein e Schiava. Ogni vino è pensato come espressione diretta del territorio e della filosofia cooperativa, che punta sulla qualità delle uve conferite e su una vinificazione rispettosa della materia prima.
- Schliff Sauvignon Blanc 2023 (93/100)
Questo Sauvignon Blanc altoatesino è una vera e propria chicca, per valore. Pieno e cremoso, al contempo verticale e sapido, dalla beva irresistibile e dalle ampie possibilità di abbinamento, vista (anche) l’ottima stratificazione. Una pulce nell’orecchio di chi punterebbe solo sul Pinot Bianco: a Sankt Paul c’è ben altro da ergere a bandiera aziendale? - Passion Sauvignon Alto Adige Doc 2015 (94/100)
A confermare l’ottimo “ambientamento” del Sauvignon Blanc dalle parti di Cantina San Paolo c’è questo 2015 ancora vivo e materico. Pieno della grassezza esotica della varietà, abbinata a un’evoluzione svoltasi secondo crismi da manuale, grazie proprio alla materia prima portata in cantina 10 anni orsono. E a un savoir faire enologico non indifferente. - Lehmstein Pinot Nero Alto Adige Doc Riserva 2022 (95/100)
Frutto di quattro diverse parcelle di Noir, ha tutto per figurare nel gotha dei Pinot Nero altoatesini ed italiani che valga la pena conoscere e apprezzare in termini di precisione del frutto e profondità, “condite” da una piacevolissima sapidità e da un utilizzo magistrale dei legni. - Missian Schiava Alto Adige Doc 2024 (87/100)
La nota “dolente”, volendo essere puntigliosi, del tasting. C’è ancora tanto da lavorare, a Cantina Sankt Paul, sulla profilazione della varietà in ottica contemporanea, senza perdere di vista l’autenticità del vitigno. Alleggerire non basta. Il successo commerciale della tipologia, in altri lidi (leggi “cantine”), indica la strada agli ampi margini di miglioramento della Vernatsch di casa San Paolo.
FOCUS SUL MERCATO NAZIONALE E SUL CANALE HORECA
Sul fronte commerciale, Cantina Sankt Pauls guarda con decisione al mercato nazionale, pur con l’obiettivo di incrementare l’export. Il rafforzamento della rete vendita e una comunicazione più mirata sono le leve individuate per aumentare la presenza in ristoranti ed enoteche. Canali, questi, considerati strategici per raccontare il valore dei vini e il legame con il territorio di una cooperativa rimasta sin troppo ai margini del vino altoatesino, rispetto ad altre realtà di pari assetto.
Sankt Paul, del resto, è una cooperativa fondata nell’ormai lontano 1907 proprio nell’omonima frazione di uno dei comuni più noti dell’Alto Adige, Appiano sulla Strada del Vino (Bolzano). Il rilancio non cancella questa eredità, ma la rilegge. La cooperazione resta il valore centrale, così come il rapporto tra il rinnovato management e i soci viticoltori. Chiamati a essere parte attiva del progetto di crescita.






