IN BREVE
- Calabria Wild Wine ha identificato nove vitigni con profilo genetico inedito, legati a varietà storiche della Grecia e Libano.
- Le analisi genetiche su 147 campioni hanno rivelato materiale viticolo non documentato e la presenza di varietà reliquia.
- I nuovi vitigni, come Burdò, Tundulilla, Montonico Pinto e Occhi di Lepre, mostrano affinità con vitigni già noti e antiche varietà.
- Il riconoscimento di vitigni non catalogati conferma la biodiversità viticola della Calabria, richiedendo protezione e continuità scientifica.
- Questi risultati offrono opportunità per la ricerca agronomica e per studiare la diffusione della vite nel Mediterraneo.
Una ricognizione condotta dall’associazione no profit Calabria Wild Wine ha portato alla luce nove vitigni con profilo genetico inedito. Il gruppo di lavoro – professionisti e imprenditori calabresi che intendono recuperare e proteggere antichi vitigni locali a rischio di estinzione, coltivandoli, studiandoli e raccontandone la storia – segnala inoltre legami tra alcune uve calabresi e varietà diffuse in passato in Grecia e Libano. Due aree centrali per la domesticazione della vite nel Mediterraneo.
Le conclusioni arrivano dopo analisi genetiche eseguite dal Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, su 147 campioni di vite provenienti da oltre 20 comuni della Calabria. Di questi, 134 sono di vite da vino (Vitis vinifera) e 13 di Vite selvatica (Vitis sylvestris), provenienti da antichi vigneti, piccoli orti e aree boschive.
«In questi anni – spiega l’associazione – oltre a visitare decine di vecchie vigne lungo tutta la regione, dallo Stretto di Messina al Pollino, abbiamo dialogato con anziani viticoltori, esperti, produttori, docenti e ricercatori universitari. Abbiamo consultato libri, cataloghi, pubblicazioni, archivi e studi archeologici. Abbiamo partecipato alle vendemmie a fianco dei viticoltori a Bagnara Calabra (RC), Bova (RC), Bianco (RC), Cirò (KR), Ferruzzano (RC), Nicotera (VV), Saracena (CS), Roggiano Gravina (CS), San Marco Argentano (CS) e Scilla (RC)».
PROFILI GENETICI NON CATALOGATI E LEGAMI CON GRECI E FENICI
Le analisi mostrano l’esistenza di materiale viticolo senza corrispondenze nei database internazionali. I ricercatori hanno individuato piante presenti in vigneti familiari e in siti isolati. Si tratta di ceppi non iscritti in registri ufficiali. Calabria Wild Wine parla di «germoplasma unico» e segnala l’urgenza di un intervento. Secondo l’associazione, questi ritrovamenti richiedono «protezione immediata» per evitare la perdita di materiale non documentato.
Un profilo genetico inedito è una sequenza di marcatori molecolari che non coincide con nessuno dei profili presenti nelle banche dati internazionali. Le analisi stabiliscono identità e parentela tra vitigni e consentono di riconoscere varietà non documentate. Quando una sequenza risulta nuova, il materiale entra in una fase di studio. I ricercatori verificano stabilità, origine e potenziale iscrizione nei registri nazionali.
Alcuni campioni mostrano affinità genetiche con uve del Mediterraneo orientale. Le relazioni riguardano varietà diffuse in Grecia e Libano. Per Calabria Wild Wine, queste corrispondenze confermano il ruolo della Calabria come punto di contatto tra mondi diversi. L’associazione ricorda che i flussi commerciali dell’antichità favorirono la circolazione della vite lungo le rotte tra Oriente e Occidente. Il materiale rinvenuto sarebbe la traccia di questi movimenti.
NUOVI VITIGNI SCOPERTI IN CALABRIA: CI SONO ANCHE I NERELLI
I nuovi profili genetici sono stati individuati nella provincia di Reggio Calabria. Cinque a bacca nera e quattro a bacca bianca, riconosciuti con nomi locali come Burdò, Duraca, Greco, Prunesta Longuta, Tundulilla, Zibibbo nero. Tra i “Nerelli” recuperati tra Bagnara Calabra e Motta San Giovanni, la maggior parte coincide con vitigni già noti, tra cui Castiglione, Nerello Mascalese, Magliocco Dolce, Brettio nero e Negrellone.
La ricognizione ha riportato alla luce diverse varietà reliquia. Il Montonico Pinto, individuato a Frascineto, è legato al Carricante e un tempo migliorava il vino rosso del Pollino. L’Occhi di Lepre, recuperato a Bianco, deriva da Mantonico e Sangiovese. Il Pedilongo, presente tra Bagnara e Scilla, era diffuso sulla costa tirrenica ma poi abbandonato. La Prunesta, trovata a Bagnara, mostra legami genetici con Magliocco canino e Nocera.
Sono state documentate anche varietà storiche arrivate in Calabria lungo rotte mediterranee: Achladi, antica uva greca nota come Uva Ruggia; Mavro, proveniente dalla Grecia e da Cipro, riconosciuto vicino a un monastero bizantino; Merwah, antico vitigno libanese rinvenuto a Gerace e a Bagnara, coltivato a piede franco.
PROSPETTIVE PER IL TERRITORIO
Infine, tredici campioni di Vitis sylvestris provenienti dall’Aspromonte confermano la presenza di una popolazione spontanea di vite selvatica. I materiali saranno sequenziati in Cina nell’ambito di uno studio internazionale.
La presenza di vitigni non catalogati rafforza l’immagine della Calabria come area ricca di biodiversità viticola. I risultati offrono spunti per la ricerca agronomica e per la ricostruzione storica della diffusione della vite nel Mediterraneo. Per Calabria Wild Wine, questa scoperta apre una fase di lavoro che richiede continuità scientifica e strumenti di tutela adatti alla specificità del materiale recuperato.






