Falso Chianti su 411 siti web la denuncia del Consorzio Report di Online Brand Protection – Overview 2025

Falso Chianti su 411 siti web: la denuncia del Consorzio

IN BREVE
  • Negli ultimi sei mesi, il report ha identificato 2.507 contenuti illeciti riguardanti il nome Chianti su 411 siti web.
  • Le violazioni includono prodotti contraffatti, wine kit e uso improprio del marchio Chianti in contesti estranei al vino.
  • Il Consorzio Vino Chianti ha rimosso 1.091 contenuti illeciti, evidenziando la persistenza del fenomeno del falso chianti online.
  • Le criticità si concentrano sulle grandi piattaforme di e-commerce e social network, dove sono stati identificati 83 account legati al Chianti.
  • Giovanni Busi ha sottolineato l’importanza di proteggere il nome Chianti per garantire la credibilità della denominazione sui mercati internazionali.

Oltre 2.500 contenuti illeciti individuati online negli ultimi sei mesi. È quanto emerge dal Report di Online Brand Protection – Overview 2025, commissionato dal Consorzio Vino Chianti. Il report fotografa l’ampiezza dell’uso improprio della denominazione Chianti nel contesto digitale globale.

Nel periodo analizzato sono stati rilevati 2.507 contenuti non autorizzati, distribuiti su 411 siti web differenti. Inoltre, i contenuti sono stati trovati su marketplace internazionali, social network e nomi a dominio contenenti il termine Chianti. Il monitoraggio ha interessato l’intero ecosistema digitale. In particolare, ha messo in evidenza come il nome della denominazione venga utilizzato in ambiti che vanno ben oltre il vino a denominazione di origine.

FALSO CHIANTI ONLINE: USI ILLECITI DELLA DENOMINAZIONE CHIANTI SUI SITI WEB

Secondo il report, una parte significativa delle violazioni riguarda prodotti potenzialmente contraffatti e alimenti trasformati non autorizzati. Si rilevano anche wine kit per la produzione domestica di vino, vini commercializzati in formati non consentiti e l’uso del marchio Chianti per abbigliamento, accessori, bicchieri e articoli di uso comune.

L’analisi segnala anche la presenza di siti di phishing, che utilizzano immagini e riferimenti alla denominazione Chianti con finalità ingannevoli. Tali pratiche contribuiscono a generare confusione tra i consumatori e a danneggiare la reputazione del marchio.

ATTIVITÀ DI ENFORCEMENT E RIMOZIONI NEL 2025

Accanto all’attività di monitoraggio, nel corso del 2025 il Consorzio Vino Chianti ha rafforzato le azioni di enforcement, ottenendo la rimozione di 1.091 contenuti illeciti dal web. Questo è un dato che conferma l’efficacia di un presidio strutturato e continuativo. Tuttavia, evidenzia anche la persistenza di un fenomeno ampio e in continua evoluzione.

Le criticità risultano particolarmente concentrate sulle grandi piattaforme internazionali di e-commerce e sui marketplace attivi sia a livello globale sia locale. In questi spazi, il nome Chianti viene spesso utilizzato per intercettare traffico e valore commerciale.



SOCIAL NETWORK E NOMI DOMINIO CON “CHIANTI”

Il report dedica attenzione anche ai social network, dove sono stati individuati 83 account che utilizzano la denominazione Chianti all’interno del nome o dell’identità digitale. Questi account sono prevalentemente in contesti legati al vino e alla ristorazione.

Parallelamente, l’analisi dei nomi a dominio ha rilevato 105 domini contenenti il termine Chianti, molti dei quali riconducibili a ristoranti e vinerie. Situazioni considerate potenzialmente critiche sia per la tutela del marchio sia per la corretta informazione dei consumatori.

LE PAROLE DEL PRESIDENTE DEL CONSORZIO VINO CHIANTI

«Il report dimostra con chiarezza quanto il nome Chianti sia oggi esposto a utilizzi impropri e strumentali, soprattutto online», ha dichiarato Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti. «Una parte consistente delle violazioni – spiega – riguarda ambiti completamente estranei al Chianti DOCG: prodotti alimentari trasformati, wine kit, accessori e articoli commerciali che sfruttano un nome noto per generare valore improprio. Questo crea confusione nel consumatore e danneggia il lavoro dei produttori».

Busi ha poi sottolineato il ruolo strategico della denominazione sui mercati internazionali: «Il Chianti oggi è uno dei portabandiera del vino italiano: questo da una parte ci rallegra per il suo riconoscimento, ma dall’altra spinge il Consorzio a rafforzare l’attività di monitoraggio e di enforcement. E, laddove ne ricorrano le condizioni, ci muoveremo anche per vie legali, in collaborazione con le autorità competenti e con le piattaforme coinvolte».

«Difendere il nome Chianti – conclude Busi – significa difendere un patrimonio collettivo, il territorio e la credibilità della denominazione sui mercati internazionali».

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI WINEMAG!