La solitudine degli ultrà dei vini naturali

La ricerca di “DoctorChef”, al posto di sostenere il comparto, mette in luce le difficoltà del movimento


EDITORIALE – Federico Francesco Ferrero “DoctorChef” non è quello delle brioche. Ma va via come il pane. Un po’ come i clic sul web, o i commenti sui social, ogni volta che si parla di “vini naturali“. Se fino a ieri il punto era il mal di testa al termine della bottiglia, la ricerca – che definire “scientifica” è un eufemismo – compiuta dal medico nutrizionista vincitore di Masterchef 2014 e pubblicata sulla rivista di settore Nutrients, non fa altro che complicare le cose.

Ferrero, prendendo in considerazione un campione di 55 persone e 2 soli vini, uno “naturale” e l’altro “convenzionale”, afferma di essere arrivato a un risultato assoluto. Copernicano. La concentrazione di alcol nel sangue dei vinnaturisti è inferiore a quella dei bevitori tradizionali.

L’analisi è stata compiuta da Ferrero assieme a Marco Barbetta, Luca De Carli, Maurizio Fadda, Andrea Pezzana e Rajandrea Sethi e altri ricercatori indipendenti dell’Università di Torino, con la collaborazione del Politecnico della città capoluogo del Piemonte.

L’esperimento è stato compiuto facendo bere ai 55 fortunati due sorsi di un vino naturale e di un vino convenzionale, a una settimana di distanza uno dall’altro. Entrambi i vini prescelti erano ottenuti dallo stesso vitigno e registravano il medesimo contenuto di alcol e (“basso”) residuo zuccherino.

Vini, tuttavia, ottenuti con metodi diversi, in vigna e in cantina. Per “vino naturale”, infatti, Ferrero intende quello ottenuto tramite “coltivazione senza pesticidi e agrofarmaci, fermentato con lieviti indigeni, non filtrato e senza chiarifica”.

Al termine dell’indagine, secondo quanto sostiene la ricerca pubblicata da Nutrients, è stato possibile stabilire che “i due vini vengono metabolizzati in maniera diversa e che possono quindi avere effetti differenti sulla salute”. Il “vino naturale”, insomma, fa registrare una ridotta influenza in termini di concentrazione dell’alcol nel sangue.

I RAPPORTI CON LE DISTRIBUZIONI DI VINO NATURALE
“Ho dedicato la vita ad approfondire tutti gli aspetti dell’universo cibo: dalla nutrizione all’enogastronomia, dal marketing del food alla psicoanalisi del cibo, dalla cucina all’antropologia alimentare”, dice di sé Ferrero che “in una vita di approfondimenti” pare non aver approfondito troppo l’argomento della sua ricerca, raccogliendo solo due vini e appena 55 “cavie”.

Sulla ricerca, inoltre, pesano i rapporti del medico vincitore di MasterChef con alcune distribuzioni di vini naturali. Nel 2017 Federico Francesco Ferrero figura tra gli “Amici di Arké”, la distribuzione della famiglia Maule, che organizza uno degli eventi di settore più importanti in Italia, Vinnatur. Ecco cosa scriveva Ferrero sul catalogo di Arké, meno di due anni fa.

Un contagio inarrestabile è in corso da Torino a Venezia, da Bologna a New York. I nuovi locali che hanno visto la luce in queste città, negli ultimi ventiquattro mesi, sono gestiti da giovani sotto i quarant’anni e servono solo “vini naturali. Ma ancora in tempi molto recenti chi ordinava un “vino naturale” veniva deriso.

La storia dell’arte ci insegna però che qualsiasi avanguardia ha stimolato una vigorosa resistenza prima di diventare di moda, e prima di scendere quindi a patti con la propria dirompente originalità. E’ successo anche per gli artisti del cosiddetto “vino naturale”.

Non è facile definire cosa sia un “vino naturale”. Il mercato del “bio”, a cui oggi guardano tutte le grandi aziende, vale globalmente quasi dieci miliardi di dollari, ma la legislazione specifica è molto debole e, se non garantisce completamente la salute, certo non certifica il sapore. Anche leggere in etichetta, coltivato in maniera “biodinamica”, non basta.

Perché è il lavoro in cantina a determinare il destino del succo d’uva, oltre che la cura in vigna. Qualcuno potrebbe forse definire questi prodotti i vini del “senza”: senza chimica, senza lieviti aggiunti, senza additivi, senza filtrazioni, senza conservanti.

Ma sono in realtà i vini del “con”: con un bouquet aromatico molto articolato, con una personalità spiccata, con una bassissima tossicità e, a volte, con qualche intemperanza al naso o al palato, che un po’ d’aria fresca fa sparire nella maggior parte dei casi.

Preferisco chiamare questi vini “fisiologici”: perché il capolavoro nasce quando la natura “fusis” viene guidata con rispetto dalla sapienza dell’uomo “logos”. E amo berli pensando che le persone che li scelgono condividono l’ideale artigiano di un’agricoltura sostenibile e di un sapore sano e di sorprendente soddisfazione”.

Insomma, oltre ad essere un medico nutrizionista, Federico Francesco Ferrero è anche un sostenitore dei vini naturali tout court. Nulla di male, ci mancherebbe. Ma se è vero che “Excusatio non petita, accusatio manifesta“, alla voce “Conflicts of Interest” della propria ricerca, DoctorChef si affretta a precisare:

The authors declare no conflict of interest. FFF IMAGE received an unconditional grant from Velier, S.p.A. in 2018 and 2019 but the funder had no role in the design of this study; in the collection, analyses, or interpretation of data; in the writing of the manuscript, or in the decision to publish the results.

Tradotto: i due vini naturali oggetto del test sono stati forniti dal distributore Velier, che “tuttavia non ha avuto alcun ruolo nella progettazione di questo studio, nella raccolta, analisi o interpretazione dei dati, nella scrittura del manoscritto, o nella decisione di pubblicare i risultati”. E allora, naturalmente, cin, cin. In alto i calici per gli ultrà del vino naturale, finché giocano in casa.

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