Volcanic Wines network news: marchio e Carta dei suoli Vulcanici d’Italia

E’ dai Colli Euganei che il Volcanic Wines network lancia i suoi prossimi obiettivi: diffondere l’uso del marchio sulle etichette dei “vini vulcanici”, realizzare una carta dei suoli vulcanici italiani convalidata da un pull di Università. E potenziare la ricerca sulle caratteristiche dei vini da suolo vulcanico, per definirne le peculiarità.

E’ quanto elaborato in occasione di Vulcanei 2018, il più grande banco di assaggio di vini da suoli vulcanici (qui i migliori assaggi). Lo stato dell’arte e i nuovi progetti saranno presentati nel dettaglio alla 38a edizione di ViniMilo, prossimo appuntamento per i vini vulcanici che si svolgerà nella cittadina etnea di Milo (CT) a settembre.

A 10 anni dalla sua costituzione, il VWn – che comprende 19 territori di origine vulcanica di tutta Italia rappresentati dai Consorzi di tutela e da altri soggetti locali – punta così a una radicale istituzionalizzazione. Guardando anche Oltreoceano, con la costituzione di un “wine club” a New York.

Merito (anche) del successo crescente di Vulcanei, il più importante evento sui vini da terroir vulcanico organizzato dal Consorzio Vini Colli Euganei in collaborazione con la Strada del Vino dei Colli Euganei e il Consorzio Terme Euganee.

CRESCE L’ATTENZIONE DEL PUBBLICO
L’ultima edizione (12-14 maggio al Castello di Lispida di Monselice, Padova) ha registrato la presenza record di 72 aziende e oltre 400 etichette provenienti da 18 territori vulcanici tra italiani ed europei con i vini dell’isola greca di Santorini (qui il nostro wine tour del 2015) e dei territori ungheresi del Lago Balaton e del Tokaj.

Un’offerta che non ha eguali, corroborata da degustazioni di approfondimento e da due master class – sui vini dei vulcani italiani ed esteri e su quelli dei Colli Euganei – tenute da John Szabo, master sommelier canadese massimo esperto di vini vulcanici al mondo e autore del libro “Volcanic Wines, salt, grit and power”.

“Siamo molto felici che Vulcanei sia la manifestazione di riferimento per i vini da suoli vulcanici – commenta Marco Calaon (nella foto) presidente del Consorzio Vini Colli Euganei – e che dal nostro territorio segnato dal vulcanesimo parta una nuova progettualità anche per altre aree di produzione che auspichiamo coinvolga tutti gli stakeholder per uno sviluppo del proprio potenziale in un’ottica più ampia”.

“Il forte potere evocativo dei vulcani – sottolinea Franco Zanovello, presidente della Strada del Vino dei Colli Euganei e consigliere nel Consorzio – si riverbera sui vini e ne sta decretando il successo nazionale e internazionale. La sempre maggiore curiosità dei consumatori alla ricerca di particolarità nel bicchiere e di racconti nuovi impone al Volcanic Wines network di fare delle scelte per definirli più accuratamente”.

I vini provenienti da terreni vulcanici, per le loro caratteristiche comuni di spiccata sapidità unita a freschezza e alla particolare evoluzione dei precursori d’aroma, sono complessi e longevi. Non facili da approcciare inizialmente. Sono “vini gastronomici”, complemento ideale per il cibo.

“Alla luce del grande riscontro di pubblico che questi vini stanno ottenendo – ha spiegato Edoardo Ventimiglia, vicepresidente del Consorzio Bianco di Pitigliano e Sovana – e dell’attenzione di aziende ai confini di territori effettivamente vulcanici che vorrebbero cavalcarne l’onda, ci siamo posti il problema di validare questa appartenenza e ora vogliamo dare solidità al lavoro che abbiamo fatto fin qui in quasi dieci anni”.

“Abbiamo solidi rapporti con geologi e vulcanologi di diverse Università – continua Ventimiglia – che coinvolgeremo per definire una ‘Carta dei suoli Vulcanici d’Italia‘. Un documento frutto di un lavoro scientifico super partes che serva quale riferimento per l’inclusione dei vini in questa categoria. La mappa esistente sulla quale ci siamo orientati finora e che ad oggi riflette i territori inclusi nel nostro gruppo va meglio definita e approfondita”.

UN MARCHIO CHE VUOL DIRE TURISMO
I vini da suolo vulcanico potranno fregiarsi del marchio registrato ‘Volcanic Wines‘ non appena ridefiniti i dettagli del suo regolamento d’uso. “Peraltro – sottolinea Ventimiglia – alcune cantine lo utilizzano già per concessione del Consorzio di Soave che ne è proprietario”.

L’apposizione del marchio su larga scala aiuterà il network a finanziare il progetto che comprende la ricerca delle caratteristiche peculiari dei vini dei vulcani.

Chiara Mattiello fa il punto della situazione a Soave: “Istituendo il Volcanic Wine Park, uno degli obiettivi era lo sviluppo del turismo esperenziale, pensato affinché il turista fruisca completamente del territorio. Siamo pochi, piccoli e definiti e abbiamo da proporre un racconto originale e distintivo di tutto quanto offrono le aree vulcaniche”.

E gli esempi di attrattori in terre di vulcani, accanto all’enoturismo, sono tanti. Termalismo, Parco Regionale e Biodistretto nei Colli Euganei; i basalti colonnari dell’area di Soave in Veneto; le grotte scavate nel tufo di Pitigliano in Toscana, per citarne soltanto alcuni.

Altro esempio virtuoso è quello della Stiria, regione austriaca molto povera che da quando ha “scoperto l’acqua calda”, letteralmente, ha cambiato il suo nome in “Volcanic Land” e ha costruito un’offerta turistica integrata che ne ha cambiato le sorti economiche.

“La nostra – evidenzia Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio di Soave fondatore del VWn – continuerà ad essere una Rete non codificata di intelligenze’, a cui aderiscono Consorzi, produttori illuminati, istituzioni, che non va cristallizzata con regole che potrebbero frenarla”.

Ogni realtà deciderà a quali iniziative partecipare, gli eventi da organizzare sul proprio territorio. “Siamo stati in rete per quasi dieci anni grazie a questa apertura – precisa Lorenzoni – e saranno altri soggetti esterni a parlare, promuovere e distribuire i vini dei vulcani italiani, europei e mondiali”.

LA DIMENSIONE INTERNAZIONALE
Il riferimento è al progetto Volcanic Wines International che vuole offrire opportunità di visibilità ai produttori di vino vulcanico di tutto il mondo e che ha organizzato la prima International Volcanic Wine Conference (IVWC) nel marzo scorso a New York.

“Stiamo pensando di creare negli Stati Uniti un wine club dedicato ai vini dei vulcani – ha raccontato John Szabo, organizzatore di Volcanic Wines International – con l’appoggio di importanti piattaforme di vendita on line. Credo che i temi che state affrontando e gli obiettivi che prefissi possano essere interessanti per la seconda International Volcanic Wine Conference che si svolgerà in un’altra importante città degli Usa, come San Francisco o Chicago, oppure in Canada a Montreal o a Toronto”.

Secondo John Szabo, “l’Italia si caratterizza per la ricchezza di suoli vulcanici molto diversi, dalle sabbie e lapilli del Vesuvio e Campi Flegrei, al tufo di Pitigliano e Orvieto, alla roccia basaltica dell’Etna o ancora del Soave, per citarne alcuni”.

“A ciò si aggiungono una ricchezza straordinaria di varietà, condizioni climatiche che vanno dal continentale al quasi tropicale e tradizioni vinicole millenarie. Si potrebbe dire che l’Italia sia il Paese più vocato alla produzione di vini vulcanici e sicuramente è il più ricco di diversità”. Parole sante.

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