Vino zuccherato e in polvere nel mirino di Coldiretti: “Serve etichetta nutrizionale”

Vino “zuccherato” e vino “in polvere” nel mirino di Coldiretti, nel commentare l’ipotesi di bocciatura di un’etichetta nutrizionale per le bevande alcoliche da parte dell’Unione Europea.

“L’obiettivo comune – sottolinea la Coldiretti – deve essere quello di fornire informazioni corrette al consumatore, senza però caricare le imprese agricole di adempimenti burocratici difficili da sostenere, considerata la grande varietà delle produzioni Made in Italy”.

Una garanzia di trasparenza che, secondo Coldiretti, “dovrebbe però essere garantita anche su altri aspetti del settore vitivinicolo che oggi danneggiano i produttori italiani e i consumatori di tutto il mondo”.

ZUCCHERO E WINE KIT
Come la possibilità – avallata dall’Unione Europea ai paesi del Nord Europa – di aumentare la gradazione del vino attraverso l’aggiunta di zucchero. Una pratica vietata in Italia da oltre 50 anni. Secondo i produttori nordeuropei, l’uso del saccarosio nel vino non va annoverato tra gli ingredienti in quanto non lascia residui nella bevanda.

Un tema divenuto di recente scottante anche per l’Italia, con la maxi operazione condotta ad aprile dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Caserta, in collaborazione con gli ispettori dell’Icqrf e del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Bilancio: 9 misure cautelari personali, di cui 4 arresti domiciliari e 5 obblighi di presentazione in commissariato, più sequestro preventivo di beni immobili, rapporti finanziari e partecipazioni societarie per oltre 12 milioni di euro.

Ma sotto accusa c’è anche il permesso dell’Ue alla vendita di (pseudo) vino, ottenuto da “polveri miracolose”. I cosiddetti “wine kit”, che consentirebbero di ottenere in pochi giorni alcuni dei vini più prestigiosi del mondo, tra cui anche molti italiani, con la semplice aggiunta di acqua.

“Occorre difendere i primati del vino italiano – ammonisce Coldiretti – che ha raggiunto nel 2017 un valore record di oltre 10,6 miliardi per effetto soprattutto delle esportazioni”.

L’export, di fatto, si è assestato sulla cifra di 6 miliardi di euro (+6%) mentre sono risultate in leggera crescita anche le vendite sul mercato nazionale, pari a circa a 4,6 miliardi, per effetto anche dell’aumento dei consumi familiari (+2%).

LE MOSSE DELLA GDO IN EUROPA
Nel frattempo, la Grande distribuzione non sta a guardare. In Gran Bretagna e in Francia, due importanti player come Carrefour e Tesco hanno adottato l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti. Una sorta di condanna senza appello per l’85% in valore del Made in Italy a Denominazione di origine (Dop), avverte Coldiretti.

L’alleanza franco-inglese, annunciata nei giorni scorsi da Carrefour e dalla maggiore catena di supermercati del Regno Unito, Tesco, non solo “aumenta pericolosamente lo squilibrio di potere contrattuale tra pochi grandi gruppi della grande distribuzione commerciale e le imprese agricole, ma rischia di consolidare in Europa un sistema di etichettatura fuorviante, discriminatorio e incompleto”.

Parole del presidente Coldiretti Roberto Moncalvo. “Così – continua – si finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole, per favorire prodotti artificiali di cui, in alcuni casi, non è nota neanche la ricetta”.

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