Vini Tranquilli Srl, parla la famiglia: precisazioni sull’inchiesta nel Lazio

Sono giunte via mail alla redazione di WineMag.it alcune dichiarazioni della famiglia Tranquilli, in merito all’articolo pubblicato dalla nostra testata in data 6 marzo 2020. Le riportiamo di seguito, ai sensi della legge n. 47 dell’otto febbraio 1948

Il sottoscritto avv. Giorgio LISERRE difensore dei signori Daniela e Pierluigi TRANQUILLI e, unitamente all’Avv. Antonella POTENZA, di Mauro e Roberto TRANQUILLIprecisa quanto segue.

Nel caso de quoal contrario di quanto scritto sul vostro quotidiano on-line, Mauro TRANQUILLI non è il titolare della Vini TRANQUILLI S.r.l. e, cosa più importante, Pierluigi TRANQUILLI è uscito “a testa alta” dall’inchiesta da Lei richiamata impropriamenteche ha destato e sta destando l’interesse dei lettori. Il tutto, si evince da dati noti a tuttiche ben potevano essere raccolti da Lei, laddove avesse utilizzato maggiore senso di responsabilità nel redigere l’articolo.

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È evidente che già far partire l’articolo con dati diffamatori trae gli attratti lettori in inganno per un fatto che tutto ha a che fare tranne che con il sequestro da lei impropriamente menzionato, in apertura, così come il porre in evidenza, a chiusura del testo, calunniosi legami con “esponente del Clan Parisi-Palermiti di Bari.

Circostanze queste di cui se ne dovrà assumere tutta la responsabilità.

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Non solo.

Al contrario di quanto potrebbe essere dedotto dal contenuto dell’articolo giornalistico, va, in primo luogo, precisato che il Decreto di perquisizione è stato pronunciato in data 14 febbraio 2019 per un fatto ancora da accertare datato – si badi – 7 agosto 2019. Il tutto, dopo aver richiesto il Pubblico Ministero, senza ancora ottenerela proroga delle indagini.

Il predetto atto si limita a disporre il “contestuale” sequestro, senza dare indicazione specifica delle cose da sottoporre a vincolo reale, rimettendone l’individuazione alla discrezionalità degli ispettori dell’I.C.Q.R.F..

Ebbene, se le cose erano certe – come Lei lascia intendere – il contenuto del provvedimento sarebbe stato diverso.

V’è di più!

L’astrattezza della contestazione, fatta di soli articoli del codice penale senza descrivere il fatto attuale, potrebbe bastare a mettere l’attento giornalista in guardia per un possibile annullamento dello stesso provvedimento cautelare. In concreto, menzionare solo delle norme significa cogliere una lacuna che non può dirsi di certo ancora colmata. In particolare, senza specificare da dove si evinca il collegamento, in termini di pertinenza probatoria, di quanto oggi in sequestro (generico non convalidato), senza spiegare come sia stato evinto che i prodotti vinosi sottoposti a misura cautelare reale abbiano a che fare con fatti reato, significa veramente disquisire di deduzioni, inferenze e/o congetture non formate con la rigidità voluta dal legislatore, soprattutto per il caso in esame dove ad oggi non risulta dagli atti di indagine nessun e specifico elemento che colleghi i fatti per cui stiamo discutendo con altre indagini da Lei inappropriatamente menzionati in apertura e in chiusura dell’articolo.

Chieste ed ottenute le copie del relativo fascicolo,  non si evince, neppure, che “la cantina si serviva di un laboratorio esterno, nel quale il vino veniva indebitamente addizionato d’acqua e zucchero” nonché, che tutto sia stato svelato da una serie di appostamenti e rilevazioni video” che “hanno documentato l’esistenza di una vera e propria cantina clandestina, connessa alla Vini Tranquilli Srl”.

Le forze dell’ordine avevano già fatto visita alla famiglia Tranquilli nel 2012, spulciando tra le fatture nell’ambito delle indagini sul “Sequestro Spinelli”, peccato per Lei, che successivamente hanno scagionato Pierlugi.

La Vini Tranquilli, poi, che si ripete non è gestita dal sig. Mauro (forse per questo non risponde al telefono), è “ben nota” non per quello che lei denigratoriamente scrive ma solo perché gestita da incensurati che fanno della dedizione all’onesto lavoro la loro quotidianità e, quindi, riportare anche la via in cui abitano non è stata una scelta felice.

– I –

Valga il vero!

L’esame obiettivo della fattispecie concreta, infatti, alla luce di quanto poteva essere raccoltose si fosse proceduto ad una lettura completa dell’intera vicendaavrebbe sicuramente portato un accorto giornalista a ben altre conclusioni.  

Pertanto, è doveroso un breve excursus della vicenda che ci occupa.

Funzionari dell’ICQRF Italia sia centrale sia meridionale, nel corso di attività istituzionale, hanno prelevato, tra il periodo che va dal 20 giugno 2019 al 7 agosto 2019, diversi campioni di vino risultati tutti irregolari all’analisi effettuate, alcuni dal laboratorio di Catania ed altri a quello di Perugia, perché i valori riscontrati dai rapporti isotopici sia  dell’acqua sia dell’etanolo non rientravano, a parere degli investigatori, “nel campo di variabilità naturale definito dalla banca dati isotopica istituita secondo il Reg. UE 274/2018 (GU/UE L58 del 28/02/2018) per la tipologia e l’origine dichiarate”. Invero, il profilo dei rapporti isotopici indicava che il campione è stato “annacquato ed addizionato di zucchero esogeno, prodotto da piante a ciclo fotosintetico C4, quale la canna e/o mais”.

Ora, senza omettere di evidenziare che le persone sottoposte alle indagini non sono mai state messi nelle condizioni – nei termini – di presentare – come previsto per legge e a garanzia ex art. 44 del R.D.L. n. 2033/25 e succ. modifiche – istanza di revisione di analisi, si specifica quanto segue. Invero, oltre a ribadire che i campioni prelevati non hanno alcun rapporto con il prodotto vinoso in sequestro, va subito rilevato che il rapporto isotopico 18O/16O dell’acqua (non effettuato su tutti i campioni) e il rapporto isotopico 13C/12C dell’etanolo non hanno dato identico risultato su tutti i campioni; e ciò soprattutto tra il campione di Montepulciano d’Abruzzo 2018 come prelevato dallo stabilimento enologico dell’indagato (verbale di prelevamento n. 2019/1112 del 7 agosto 2019 cfr. pagg. 10; 17 e 18 degli atti di indagine) e i campioni dello stesso tipo di vino – per annata e provenienza – come prelevato, alcuni lo stesso giorno, in altri punti vendita di cui si omettono volutamente i nomi.

Prima ancora della concordanza e dell’univocità degli indizi è la gravità degli stessi ad essere minata. In particolare, gli accertamenti effettuati in sede di indagini preliminari e documentati dagli atti del procedimento non sono così dirimenti ciò non vale solo e per “i controlli svolti presso gli esercizi commerciali che si erano riforniti dalla Vini Tranquilli S.r.l.” ma anche per quanto evinto a seguito de “l’accesso presso lo stabilimento del 7.8.2019, quando furono rinvenuti 200.000 litri di prodotto vinoso in fermentazione”.

Sul punto, oltre ad evidenziare l’ovvio, ossia, che il vino in fermentazione non è ancora vino, si rileva che lo stesso è stato oggetto di prelevamento sempre il 7 agosto 2019, in occasione di una semplice “verifica delle giacenze relative ai prodotti vitivinicoli ivi detenuti ai fini della vendita”. In detta circostanza, veniva comunque rilevato “dal raffronto tra la giacenza contabile annotata sui predetti documenti, e quella fisica rilevata a seguito di sopralluogo … una sostanziale corrispondenza tra le stesse per quel che concerne le tipologie di prodotti rinvenuti ” ergo il vino acquistato corrispondeva a quello venduto ed in giacenza e, dunque, da dove si è evinto che l’azienda produceva altro vino?

La tipologia “Vino Bianco C111 b“, per la quale è stata rilevata una giacenza contabile pari ad hl 5.291,80 a fronte di una giacenza fisica di magazzino pari a circa hl 4.290,00, per la quale si è proceduto a sequestro amministrativo e non penale è stato fattonon perché conteneva zucchero o acquama solo perché si trovava “in fase di fermentazione tumultuosa” a causa dell’introduzione di mosto non contabilizzato.

Non basta!

Dal Prospetto Giacenza Vini al 19 febbraio 2020, che descrive le giacenze contabili aggiornate all’ultima movimentazione prima del controllo, dalla Dichiarazione di giacenza al 31 luglio 2019, che rappresenta al situazione a chiusura della campagna 2018/2019 e il saldo dei prodotti detenuti al 01 agosto 2019, nonché, dal Registro Telematico Sian che espone il dettaglio di tutte le movimentazioni dal 01 agosto 2019 al 9 febbraio 2020, che Lei avrebbe dovuto conoscere prima di pubblicare il diffamatorio e calunnioso articolosi evince quanto di seguito.

Dal primo documento si estrapola un report delle giacenze, tipologia per tipologia, ove si evince un maggior carico contabile di litri 44.384,15 che saranno allineati legittimamente in un momento successivo. Ad ogni modo quello che serve in ordine alla contestazione de qua è rilevare che il prodotto liquido fisico è inferiore al prodotto contabile ergo nessun litro di prodotto è detenuto in più rispetto alla giacenza fisica e, quindi, quale annacquamento e/o aggiunta?

Il secondo documento, invece, non è altro che la dichiarazione Agea rilasciata dal CAA (centro di assistenza agricola) di competenza ove è detenuto il fascicolo e rappresenta il prodotto contabile detenuto alla data del 31 luglio 2019. Vale anche per questo la precedente considerazione.

Il terzo documento, infine, riporta dal 01 agosto 2019 al 19 febbraio 2020 tutte le movimentazioni generali da dove si evincono gli acquisti, le vendite e le operazioni di cantina, per arrivare al saldo contabile già precedentemente illustrato.

In concreto, se ci fosse stata una produzione di vino ulteriore e non consentito l’allineamento rappresentato non ci sarebbe mai stato.

In concreto, non si può giustificare a posteriori un sequestro nella speranza che dai beni vincolati possa, prima o poiforse, ricavarsi una notitia criminis giustificando il tutto con non ben definite “esigenze probatorie”.

Ciò che di fatto è avvenuto è stata una “snaturazione” del mezzo di ricerca della prova, il quale richiedeva e richiede un “fondato motivo”, che si ha allorquando siano già presenti indizi di un certo rilievo che convergono verso la probabilità che i beni rinvenuti sulla persona o nei luoghi ad essa riferibili, costituiscano il corpo del reato e/o le cose ad esso pertinenti.

Dal capo d’imputazione nulla si evince in proposito, ossia, che nella disponibilità degli indagati – si badi – a casa ed in azienda vi fossero sostanze atte alla sofisticazione di vini (nel nostro caso acqua e zucchero esogeno prodotto da piante a ciclo fotosintetico C4, quale canna e/o mais), sostanze la cui detenzione sia vietataprodotti vitivinicoli (si presume alterato in detti termini), documentazione inerente l’acquisto, la vendita e la produzione di vini alteratio qualsiasi bene inerente le ipotesi di reato oggetto di indagine.

La legittimazione a procedere alla perquisizione, prima, e ad un sequestro, poi, senza alcuna convalida, pertanto, non poteva e non può fondarsi su meri sospetti o situazioni sussumibili nell’ambito di mere congetture.

Il Pubblico Ministero avrebbe dovuto procedere, in ogni caso, con più accortezza e, comunque, valutare in concreto l’opportunità e la necessità di mantenere il vincolo cautelare.

Ciò può bastare per affermare che, in verità, oltre all’evidente travisamento dei fatti, come riportati nel citato articolo, rispetto al reale evolversi degli stessi, un indagato non è un condannatocosa che avrebbe dovuto precisare il “Suo” giornale nel commentare cronaca giudiziari.

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