Vendemmia Italia 2018, Assoenologi: prodotti 52,6 milioni di ettolitri

“Un quantitativo superiore di circa il 24% rispetto allo scorso anno e una qualità eterogenea, buona con diverse punte di ottimo ed alcune di eccellente”. Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, riassume così le stime definitive della vendemmia 2018, che si assesta su una produzione complessiva di 52.600.000 ettolitri (qui i dati regione per regione).

“Le rilevazioni – precisa Cotarella – sono il risultato dell’elaborazione di migliaia di rilievi. La base è data dalle valutazioni condotte, a livello locale, dalle diciassette Sedi periferiche che Assoenologi ha a copertura dell’intero territorio nazionale. Questi dati vengono quindi confrontati con un’altra moltitudine di informazioni acquisite dalla Sede centrale di Assoenologi”.

Questo modo di operare consente da anni all’Assoenologi di formulare in modo obiettivo e veritiero, fra la fine di agosto e l’inizio di settembre, le prime previsioni sulla vendemmia e, nei primi giorni di novembre, le stime definitive della produzione.

LE STIME
Tutte le regioni italiane evidenziano consistenti incrementi produttivi. Parlando di valori assoluti, il totale della produzione cambia a seconda se si considerano i dati ufficiali Istat o quelli del Mipaaft del 2017 (tra i due dati si rileva addirittura una differenza di 3,6 milioni di ettolitri).

Assoenologi ha deciso di fare riferimento ai dati ufficiali del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e, pertanto, l’Italia nel 2018 fa segnare una produzione complessiva di 52.600.000 ettolitri.

L’annata 2018 presenta, pertanto, valori medi di un’annata di piena produzione, che vanno a compensare il forte calo registrato nella passata campagna che è stata tra le più scarse degli ultimi cinquant’anni, dove gli eventi
climatici si sono accaniti con un’inusuale ed eccezionale portata.

Assoenologi ritiene non solo inopportuno, ma scorretto che alcuni operatori del mercato vitivinicolo speculino sull’aumento di produzione al fine di ridurre il prezzo dei vini della vendemmia 2018. “Non è la prima volta che succede, probabilmente non sarà nemmeno l’ultima – evidenzia Riccardo Cotarella – ma Assoenologi sarà sempre in prima fila per comunicare la verità a salvaguardia, specialmente, dell’interesse dei produttori”.

ANDAMENTO CLIMATICO
In generale in tutt’Italia, dopo un mese di gennaio mite e poco piovoso, a partire da febbraio si sono registrare precipitazioni anche di molto superiori alla norma che hanno contribuito a riequilibrare le riserve idriche del terreno, dopo la siccità dello scorso anno. L’inizio di marzo è stato caratterizzato da aria gelida che ha portato abbondati nevicate anche in pianura.

Aprile invece è risultato siccitoso e molto caldo con temperature massime tra le più elevate degli ultimi decenni. Anche nei mesi di maggio e giugno i valori termici e le precipitazioni sono state superiori alla media del periodo.

Tutto ciò ha creato una notevole umidità che ha favorito, in particolare, gli attacchi di peronospora e di oidio che hanno impegnato seriamente i viticoltori con diversi trattamenti. I mesi di luglio e agosto sono stati caratterizzati da tempo instabile con picchi di temperature al di sopra della media, interrotte da perturbazioni temporalesche e qualche grandinata.

Eventi comunque circoscritti a specifiche aree, dove si rilevano abbattimenti quantitativi. Il ciclo vegetativo della vite, che inizialmente registrava un ritardo di alcuni giorni, è rientrato nella norma grazie al caldo di aprile, tanto che le fasi fenologiche (germogliamento, fioritura e allegagione) hanno avuto un andamento regolare, producendo pertanto un elevato numero di grappoli con un peso decisamente superiore rispetto allo scorso anno, dovuto all’ingrossamento degli acini.

In alcune aree del Centro Sud la situazione nel mese di agosto è stata caratterizzata da precipitazioni abbondanti e continue. In diversi areali violenti temporali e bombe d’acqua hanno provocato defogliazioni e lacerazioni sviluppando marciume acido e botrite.

Da rilevare, in particolare nel sud della Puglia e nella Sicilia occidentale – evidenzia ancora Assoenologi – l’assenza di venti caldi e la presenza di precipitazioni continue, che hanno determinato un notevole ristagno di umidità, con conseguente incremento delle malattie fungine. Fortunatamente, come detto, la situazione è stata circoscritta e, nel complesso, molte zone sono state favorite da migliori condizioni meteo.

I mesi di settembre e di ottobre sono decorsi favorevolmente in tutta l’Italia del Nord permettendo una vendemmia regolare e programmata. Tale periodo è stato caratterizzato da giornate calde e luminose, spesso anche ventose con poche e localizzate piogge che non hanno disturbato la vendemmia.

La buona escursione termica tra giorno e notte, ha favorito la maturazione delle uve rosse, asciugando i grappoli e bloccando lo sviluppo della botrite, premiando dal punto di vista qualitativo tutte le varietà tardive. Diverso invece il discorso nel Centro Sud dove il periodo di raccolta è stato disturbato da alcune insistenti e abbondanti precipitazioni, soprattutto nelle grandi isole, che hanno messo a dura prova i vigneti, compromettendo,
in alcuni casi, la situazione sanitaria degli stessi.

IL DECORSO DELLA VENDEMMIA
La prima regione a staccare i grappoli è stata la Sicilia nell’ultima settimana di luglio, seguita dalla Puglia e dalla Lombardia (Franciacorta) nella prima decade di agosto, mese in cui, nella maggior parte delle regioni italiane, sono avvenute le operazioni di raccolta per le varietà precoci (Chardonnay, Pinot, Sauvignon).

In tutta la penisola si è riscontrato un ritardo dell’inizio delle operazioni vendemmiali che varia dai 7 ai 10 giorni rispetto allo scorso anno, ma in linea rispetto ad un’annata normale. Il pieno della raccolta, in tutt’Italia è avvenuto tra la seconda decade di settembre e la prima di ottobre.

Si è praticamente conclusa tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre con i conferimenti degli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Aglianico del Taurasi in Campania e dei vitigni autoctoni sulle pendici dell’Etna, mentre in Sardegna, per le uve di uve da dessert (Malvasia e Nasco) gli ultimi grappoli saranno staccati verso la fine di novembre.

Qualità eterogenea in tutt’Italia soprattutto al centro-sud. L’andamento climatico prima descritto ha messo a dura prova l’opera dei viticoltori, che hanno dovuto effettuare molti trattamenti per mantenere la sanità delle uve. Di conseguenza, al nord la qualità risulta più che buona, con diverse punte di ottimo alcune di eccellente.

I primi dati analitici indicano acidità inferiore alla norma, tipiche di condizioni climatiche variabili. Per quanto concerne i vini bianchi ottenuti dalle prime uve vendemmiate, si riscontra un buon quadro aromatico e un’interessante intensità.

È chiaro – continua Assoenologi – che in un’annata come questa, dove la pressione delle malattie fungine è stata maggiore rispetto alla norma, l’opera dell’enologo, attraverso le proprie competenze ed esperienze, è risultata determinante e fondamentale per il livello qualitativo dei futuri vini.

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