Sul Ruché di Castagnole Monferrato è gara a chi la fa più lontano (la promozione)

Sul Ruché di Castagnole Monferrato è gara a chi la fa più lontano franco morando montalbera luca ferraris
EDITORIALE – Poco più di 200 ettari. Un nonnulla, se confrontato con tante altre denominazioni del vino italiano e internazionale. Eppure, sul Ruché di Castagnole Monferrato, vino di grandissimo pregio e con grandi interpreti nonostante le piccole dimensioni della Docg, è gara a chi la fa più lontano (la promozione territoriale, s’intende). È ciò che succede quando orgoglio ed ego si mescolano irrazionalmente. Dando vita, in questo caso in Piemonte, alla raffigurazione perfetta dell’Italietta (leggasi “piccola Italia”, senza alcun riferimento al Ventennio) del vino: sempre divisa, sempre in guerra, sempre a caccia di teste da mozzare, più che di trofei scintillanti. La piccola Italia dei proclami e dei «99 punti». Dell’immagine (spesso sfuocata, forse volutamente confusa) che gratta con le mani ruvide sulla pelle liscia e ben idratata della sostanza. La piccola Italia del vino dell’io, che sovrasta il noi. Dell’«adesso ti faccio vedere chi sono». Dell’«io so io, e voi non siete un cazzo», citando il noto Marchese.

A poche ore da Natale 2022, per l’esattezza il 22 dicembre, il noto e rinomato produttore Franco Morando rendeva noto alla stampa di aver inviato una «breve nota» (si noti bene la sottolineatura «breve») al presidente dell’Associazione dei produttori del Ruchè di Castagnole Monferrato Docg, Luca Ferraris, e ai «pregiati membri del Consiglio Direttivo», per comunicare ufficialmente, in qualità di Direttore generale di Montalbera, la «decisione di recedere dal ruolo di “Socio/Membro Ordinario” dell’Associazione, a partire dal 1 Gennaio 2023».

«Sono stati anni belli – si legge nella nota – anni di condivisione, anni di esaltazione del nostro Terroir, ma gli impegni crescenti in ambito nazionale e internazionale non consentono più a Montalbera di garantire una presenza fattiva all’interno dell’Associazione. Il tempo del confronto e della crescita ha trovato fra i produttori del Ruchè un terreno fertile per fare cultura e valorizzare un vitigno che rappresenta una piccola parte della grande produzione enologica piemontese ma rimane esempio di ricchezza varietale e di forte identità. Ora è giunto il tempo di camminare con le proprie gambe lungo un percorso che, dopo tanti anni, è stato tracciato con chiarezza da Montalbera.

MONTALBERA ESCE DALL’ASSOCIAZIONE PRODUTTORI RUCHÉ

Primi nello studio sulle surmaturazioni direttamente in vigna, sull’affinamento in legno, sull’investimento mediatico, sul riconoscimento dei 3 bicchieri del Gambero Rosso alla denominazione e dei 99/99 di Luca Maroni (sic! ndr) sempre alla denominazione. Un lungo percorso iniziato con il progetto sul Dna completamente svolto in forma privata per dare una vera e propria storia ed identità al vitigno autoctono Ruchè».

Piccolo spazio “pubblicità”, poi, nella nota stampa (tutto sommato è Natale), che divaga rispetto al tema: «I continui investimenti dell’azienda – si legge – che comprendono ultime nuove acquisizioni di terreni per circa 13 ettari fra Castagnole Monferrato, Castiglione Tinella e Montemagno, nuovi macchinari enologici interni alla già completa struttura per dar continuo “studio ed efficienza enologica”, un aumento di circa 50 barriques alla “già” maestosa barricaia composta da più di 400 barriques, edifici destinati alla riorganizzazione degli uffici e capannoni per il “ricovero attrezzi” consentono oggi a Montalbera di affrontare con maggior efficienza ed efficacia il mercato interno, sviluppando al tempo stesso nuove opportunità di crescita in Europa e Oltreoceano. Un impegno che drena ogni risorsa disponibile in azienda e che fa convergere ogni sforzo al raggiungimento di obiettivi ambiziosi ma non impossibili».

Poi, alcuni numeri: «Montalbera continuerà a valorizzare il Ruchè, vitigno che rappresenta con il 55% dell’intera produzione della cantina e che lo ha consacrato come primo e pluripremiato produttore di Ruchè del Monferrato, non dimenticando le terre del nonno Enrico Riccardo Morando che rappresentano il vero patrimonio dell’azienda, quello affettivo».

LA REPLICA DI LUCA FERRARIS

Una decisione, quella comunicata da Franco Morando, che non ha sorpreso il presidente dell’Associazione – nonché titolare di Ferraris Agricola – Luca Ferraris. «Era un po’ che era nell’aria. Sinceramente – spiega a winemag.it – non ci ha spiazzato e comunque ci sposta poco. Vero: perdiamo un’azienda importante da un punto di vista numerico. Ma lui ha avuto la posizione di vicepresidenza per due anni e l’abbiamo veramente visto pochissimi nell’orbita associativa. Dalla mia posso dire che l’Associazione ha sempre lavorato. Sono quasi vent’anni che esiste formalmente e lavora in un’unica direzione. Lui ne è entrato a far parte solo 4, 5 anni fa. Tutto quello che è stato fatto prima è stato fatto senza di lui. E quindi andiamo avanti. Comunque, le dichiarazioni uscite sulla stampa sono abbastanza strane».

Nel mirino di Luca Ferraris, alcuni riferimenti alla produzione del Ruché. «Vengono dichiarati numeri che non esistono, infondati. Tutta la denominazione, escludendo l’azienda Montalbera – spiega il presidente e produttore – produce il 73% della produzione totale. Lui dichiara inoltre che il 20-30% della produzione della Denominazione viene declassata. Questo è assolutamente non vero. Tutta l’uva dichiarata in vendemmia viene trasformata e messa in bottiglia, quindi il Ruché di Castagnole Monferrato è una delle denominazioni più performanti d’Italia, se non la più la performante d’Italia secondo la relazione tra ettari, dichiarato e imbottigliato».

La nostra è una denominazione assolutamente sana, che sta crescendo del 10%, ovvero della stessa cifra di crescita degli ettari vitati. Una corrispondenza che dimostra quanto, anche dal punto di vista del futuro, tutto è molto perfetto e molto strano. Di solito, infatti, le denominazioni che esplodono effettuano investimenti, in termini di nuovi impianti di vigneti, molto alti e difficili da traslare sul mercato. La denominazione Ruché ha oggi raggiunto 204 ettari e 1,1 milioni di bottiglie».

Ferraris è un fiume in piena: «Dispiace perdere dall’associazione un player di queste dimensioni, che poteva veramente essere utile allo scopo. Detto questo, la cosa che lascia più perplessi noi produttori, e parlo dunque a nome del Cda dell’Associazione Produttori Ruché di Castagnole Monferrato, è il fatto che parli di “progetti preconfezionati“, eccetera. Ci riuniamo almeno due volte al mese. Progetti importanti come quello del marketing territoriale, che prevedono 60 mila euro di investimenti, sono stati discussi per circa un anno, non solo a livello consortile, ma facendo partecipare alle scelte anche i sindaci dei 7 Comuni dei produttori del Ruché. I numeri sono dalla nostra».

«Da quando sono presidente dell’Associazione, ovvero dal 2016, la denominazione ha raddoppiato i suoi numeri. Ciò significa – conclude Luca Ferraris – che abbiamo lavorato tutti molto bene, sia io che il Cda. Con rammarico, dunque, abbiamo appreso della decisione di Montalbera. E con rammarico abbiamo accolto certe dichiarazioni sul territorio». Una querelle, quella tra Montalbera e i Produttori del Ruché, che si è riversata in maniera neppure troppo sommessa anche sui canali social. Ai «99/99» di Luca Maroni (ri-sic! ndr) citati da Franco Morando, Luca Ferraris (“Mr Ruché”, su Facebook) replica rammentando i «17.5 punti assegnati da Jancis Robinson» al suo “Opera Prima” 2017. Il commento è, assieme, un programma e un manifesto: «Il punto di riferimento del Ruchè nel mondo. Che, ancora una volta, porta il nome di Ferraris Agricola. Lo dice anche la stampa internazionale, quella che parla al mondo intero, del vino e non solo». Amen.

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