Sistema Partinico, vino e mosto adulterato con lo zucchero: caccia in 7 regioni

Nella rete di Ottavio Lo Cricchio, personaggio vicino a Cosa Nostra, imbottigliatori e grandi trasformatori

Sono in corso le indagini per stabilire le destinazioni del mosto e del vino adulterato con zucchero e acqua, nonché recante false indicazioni geografiche siciliane, frutto di quello che potrebbe essere definito il “Sistema Partinico“: un complesso giro di taroccamenti in ambito enologico messo in piedi, secondo le rilevanze investigative, dal pluripregiudicato palermitano Ottavio Lo Cricchio, 56enne già condannato per la sua vicinanza al clan Vitale-Fardazza di Cosa Nostra.

Come rivelano gli inquirenti a WineMag.it, i compratori sarebbero “del tutto all’oscuro della frode“. Si tratta di imbottigliatori e trasformatori di mosti e vini con sedi in Sicilia e in altre 6 regioni italiane: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Campania e Puglia. Tutti territori centrali nella produzione di vino italiano a basso costo e da “primo prezzo”, anche a Denominazione di origine controllata.

Grandi cantine, abituate a lavorare ingenti volumi nei loro stabilimenti, a loro volta “vittime della complessa rete di società” capitanate da Lo Cricchio: San Domenico Vini Srl, Soc. Coop. Cantina Sociale Terre Del Sud, Cantina Primeluci Srls e Lariana Wine Trading Srl. Tutte con sede a Partinico.

A provare la loro innocenza, sempre secondo le indagini, sarebbe “la presenza di regolari fatture“, grazie alle quali Guardia di Finanza e ispettori dell’Icqrf stanno ricostruendo ormai da settimane la “filiera” del vino e del mosto taroccato in Sicilia.

Secondo una prima ipotesi investigativa, che tiene conto anche delle quantità “in nero” presumibilmente smerciate, il “prodotto vinoso” interessato dalla frode si attesterebbe attorno ai 90 mila ettolitri. Per un giro d’affari di circa 8 milioni di euro.

Le partite di vino e mosto sin ora individuate – sottolineano fonti rilevanti di WineMag.it in Sicilia – sono state già accantonate dalla maggior parte delle cantine acquirenti, o ritirate dalla vendita qualora siano state messe a disposizione dei consumatori finali.

Va chiarito che non si tratta di bevande dannose per la salute, ma di prodotti non rispettosi della legislazione vitivinicola, in materia di indicazioni geografiche e preparazione”.

Certo sarà impossibile risalire a tutte le partite, ai brand e ai marchi con è stato imbottigliato il vino adulterato nell’ambito del “Sistema Partinico”. Tra le aziende interessate in queste ore da “capillari controlli sul suolo nazionale”, figurerebbero di fatto anche alcuni acetifici dell’Emilia Romagna. Sul Sistema Partinico sgominato da forze dell’ordine e istituzioni, interviene intanto la ministra Teresa Bellanova.

Una operazione importante, capillare – sottolinea la titolare del Mipaaf – che ha fatto emergere un vero e proprio sistema economico e produttivo basato sulla contraffazione, sulla frode, sulla concorrenza sleale a danno delle nostre indicazioni geografiche, delle imprese sane, dei consumatori. Grazie al nostro Icqrf, alla Procura e alla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Palermo per il loro importante lavoro“.

Presidiare la legalità in un settore strategico per il nostro Paese e la nostra economica come l’agroalimentare è fondamentale per difendere la reputazione del made in Italy nel mondo – conclude Bellanova – nonché per sostenere le migliaia di imprese che quotidianamente scommettono su qualità, eccellenza e rispetto delle regole”.

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