Rappresentatività nei Consorzi del vino: “Nulla da modificare” per l’Alleanza Cooperative Agroalimentari

MILANO – “Non c’è alcuna necessità di modificare i meccanismi di rappresentatività nei Consorzi del vino italiano”. E’ quanto ha sostenuto ieri mattina a Milano Ruenza Santandrea, coordinatrice settore vino dell’Alleanza Cooperative Agroalimentari, a margine della conferenza stampa di presentazione di Vivite – Festival del Vino Cooperativo (17-18 novembre).

“La rappresentatività nei Consorzi – ha precisato Santandrea rispondendo a Vinialsuper – è oggi definita in base alla quantità del prodotto. Mi sembra onestamente un meccanismo corretto. Perché un territorio è importante, quando fa vino? Perché fa 100 mila bottiglie o perché ne fa 10 milioni? Dovremmo interrogarci su questo”.

“Le cooperative – ha aggiunto – fanno vino per venderlo e per dare reddito agli agricoltori. Capisco le istanze dei piccolissimi, ma li vedo anche molto divisi tra loro. In Emilia Romagna, la mia regione, ci sono piccolissimi Comuni che vogliono la loro sottozona Doc: in questo modo non riesci davvero a raccontarti, non dico all’estero ma nemmeno in Italia”.

“Se poi prendiamo in analisi i casi di successo in Italia, scopriamo che si tratta di quelli in cui le Doc sono ampie e rappresentano una quantità importante di prodotto. Abbiamo a che fare con tantissime persone che pensano di produrre il vino migliore del mondo: per 3 ettari gli facciamo la Doc?”. “Col nanismo non si va da nessuna parte – ha concluso Santandrea – e vorrei capire se esiste davvero un’azienda dove il socio che ha l’1% conta quanto quello che ha il 95%”.

CONTRASTI DI VEDUTE
Eppure, nei giorni scorsi, interpellato da Vinialsuper, l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, Fabio Rolfi, ha aperto alle istanze dalla Federazione italiana vignaioli indipendenti. Dichiarando peraltro di aver intenzione di portare avanti la battaglia in prima persona, in sede di conferenza Stato-Regioni.

Nel concreto, Fivi auspica da oltre due anni l’apertura di un tavolo ministeriale per la revisione dei meccanismi di rappresentatività all’interno dei Consorzi. Una proposta che, nel 2016, è stata formalizzata attraverso una lettera al ministro Martina. Senza alcun esito.

Secondo la Federazione guidata da Matilde Poggi (nella foto sopra), “i voti in assemblea dovrebbero spettare in misura fissa, per il 30% alla produzione delle uve, per il 30% alla trasformazione delle uve e per il 30% all’imbottigliamento”. Il restante 10% “sarebbe distribuito in base ai volumi prodotti nell’anno vendemmiale precedente dai soggetti rientranti in una o più delle tre categorie sopra citate”.

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