I vini naturali non puzzano. Gli estremisti sì

“Sono un po’ preoccupato. Mi è capitato ripetutamente che dopo aver assaggiato i miei vini mi viene detto che non sembrano naturali perché senza difetti. E anche perché controllo le temperature in fermentazione e stabilizzo a freddo se serve (solitamente basta l’inverno). Ditemi che è un caso e che la gente non comincia veramente a pensare questo, altrimenti siamo veramente messi male!”.

Parole di Giorgio Perego, vignaiolo dell’Oltrepò pavese, affidate a un gruppo Facebook dedicato ai vini naturali dal nome inequivocabile: “Resistenza naturale: appunti di macerazione e rivoluzione”.

Perego produce al contempo “vini naturali” e vini presenti al supermercato: provare per credere la bontà della sua Croatina “Myrtò”, in vendita nei supermercati Esselunga a un prezzo risicatissimo (la potrete degustare presto con noi, il 12 ottobre, all’Evento Vinialsuper – Milano Wine Week: biglietti in prevendita qui).

Il pensiero del produttore oltrepadano fa ragionare. E dimostra quanto il mondo dei vini naturali sia alla mercé degli estremisti. Dell’una e dell’altra parte. C’è chi li odia e nemmeno li conosce o li assaggia, targandoli come “vini puzzolenti”. E chi li ama solo perché sono “naturali”, riconoscendo la “naturalità” nella “puzza”.

Un segno dell’arretratezza culturale di un Paese dove c’è ancora chi confonde il “Prosecco” con lo “spumante” generico, utilizzando le due parole come sinonimi. E dove “vino naturale” è sinonimo di “puzza”. Altrimenti casca il principio stesso di “naturalità”.

IL RUOLO DELLA COMUNICAZIONE
E allora serve ribadirlo, una volta per tutte: il vino naturale non puzza, se è fatto bene. Ve lo abbiamo raccontato tante volte anche sulle “colonne” di vinialsuper, con le nostre cronache di eventi di vini naturali come VinNatur – Villa Favorita, Sorgente del Vino e Cerea – Vini Veri.

Giorgio Perego, in fondo, ha ragione a preoccuparsi e a pensare che “siamo messi male”. Colpa (anche) di una certa comunicazione che viene fatta sui vini naturali, che dovrebbe allontanarsi dall’esaltazione dei difetti al posto di celebrarli come tratti distintivi e premianti.

Servono esempi? Eccone uno. Se da un lato fa sorridere gli esperti chi gira con la maglietta “I love brett“, dall’altro la “lode alla stalla” crea stormi di coglioni del vino naturale a prescindere, anche se pieno di difetti.

Quel che serve (e ve lo diciamo da tempo) è una rivoluzione anche nel mondo dei natural wine. Un rinnovamento che deve partire dal cardine fondamentale, ovvero dal modo di comunicarli al pubblico degli appassionati e dei winelover.

Si potrebbe iniziare, per esempio, dal nome delle manifestazioni dedicate ai “vini naturali”. In Italia si chiamano Vinnatur – Villa Favorita e Sorgente del Vino. Ma anche “Vini Veri”. Una formula che presuppone l’esistenza di “Vini Finti”. Per non parlare di “Live Wine”, ovvero “Vini Vivi”. Quali sarebbero i “Vini Morti”?

In giro per il mondo, senza scendere troppo nel dettaglio, c’è “Raw Wine”. La parola “raw” richiama roba “cruda”, ma anche roba “viva”, un po’ come “live wine”. Sintomo dell’intrinseca critica – ancora una volta – ai vini accusati di esser morti: i cosiddetti “convenzionali”.

Odiosa, infine, la dispregiativa definizione “vini tecnici” – utilizzata anche da Gravner a Vini Veri 2018 – che fa chiaro riferimento agli enologi e alle incestuose pratiche di cantina, “contro natura”. Insomma: il mondo dei “vini naturali” deve iniziare a dimostrare di esistere (e di valere) non in contrapposizione. Ma in alternativa.

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