Giulio Ferrari Rosé 2006 Riserva del Fondatore val bene una messa?

MILANO – Primo dato di fatto: per il Giulio Ferrari Rosé 2006 Riserva del Fondatore vale la pena di scomodare la storia. In particolare, quella frase di Enrico IV che, pur di conquistare il regno di Francia, rinunciò alla fede protestante per abbracciare quella cattolica. Da qui il detto: “Parigi val bene una messa”.

Del resto, critica enologica e consumatori sono abituati ad accostarsi a Giulio Ferrari con “fede”. Il giusto riconoscimento nei confronti di un’icona mondiale del vino italiano di qualità. Portabandiera dello “sciampagnistico” orgoglio trentino e tricolore. La “messa” non è una delle tante celebrate in qualche sperduta chiesa di provincia.

L’obolo da lasciare all’altare del Giulio Ferrari Rosé 2006 è di circa 180 euro. Una cifra da Notre Dame de Paris, più che da Cattedrale di San Vigilio, il Duomo di Trento. La versione “rosata” della Riserva del Fondatore, presentata per la prima volta alla stampa venerdì, durante la Milano Wine Week, costa su per giù 100 euro in più della versione Chardonnay in purezza della stessa annata (2006).

Fuori dai denti: vale la pena di spendere questa cifra? E’ la domanda che si fanno un po’ tutti. La nostra risposta è schietta, come sempre. Se l’idea è di consumare subito il Giulio Ferrari Rosé 2006 Riserva del Fondatore, forse occorre virare su qualche altra etichetta, più pronta. Acquistatelo subito, invece, se avrete l’accortezza di conservarlo in cantina e aprirlo non prima della metà del prossimo anno.

LA DEGUSTAZIONE
Il dato (solo apparentemente) più clamoroso dalla degustazione effettuata a Milano è che “Giulio” 2006 è ancora un “infante”. Il Pinot Nero – vinificato 40% in rosato e 40% in bianco, prima dell’assemblaggio con un 20% di Chardonnay – scalpita ancora, a un anno dalla sboccatura (10/2017, 5 mila bottiglie in totale).

“Fino a 4-5 anni fa – conferma l’enologo di Ferrari, Ruben Larentis – ero perplesso da questo vino, durante gli assaggi. Oggi, dopo 12 anni, posso dire che ha iniziato un percorso che riflette la grande attenzione che gli abbiamo riservato, sin dalla vigna”.

Uno Metodo classico in decisa fase ascendente, che si presenta di un rosa salmone luminoso con riflessi di rame. Il perlage è finissimo e persistente. Al naso, l’impronta netta iniziale è sui fiori di rosa, che poi virano su intense e giovani note di frutti rossi “scalpitanti”, come la fragolina e il melograno. Non manca la componente minerale, che si intreccia con sbuffi di rabarbaro, chiodo di garofano e tè nero.

Al palato, l’evoluzione in corso è ancora più evidente. Il sorso, dominato da un grande Pinot nero di montagna, è preciso e potente. Ma sarebbe troppo poco per un Metodo classico come Giulio Rosé. E di fatto ecco la spinta minerale e la componente “larga” e cremosa dello Chardonnay, ad armonizzare una beva davvero vibrante.

Mineralità da un lato e freschezza dall’altro accompagnano il centro bocca verso un retro olfattivo che non potrà che diventare ancora più elegante, grazie ad altro “vetro”. Il sipario si chiude su note agrumate che ricordano la buccia di pompelmo. Non manca una leggerissima percezione di tannino, che asciuga e prepara al sorso successivo.

Un grande spumante, in definitiva. Ma l’impressione è che con Giulio Ferrari Rosé 2007 Riserva del Fondatore – in uscita nel 2019 – si possa fare ancora meglio. “Promette molto, molto bene”, anticipa Ruben Larentis, “talebano della qualità”, come ama definirlo la famiglia Lunelli, proprietaria di Ferrari.

La costante, di vendemmia in vendemmia, sarà il paragone con la Francia. Un parallelismo che è corretto fare quando ci si accosta a Giulio Rosé. Ferrari, del resto, ha la Francia nel Dna. E la miglior produzione di Champagne è da sempre lo Zenit a cui mira la casa di Trento.

IL PERCORSO
La scintilla di una Cuvée de Prestige rosé è nata nella maison di Trento a metà degli anni Novanta. E’ il frutto della folgorazione sulla via di Damasco di Ruben Larentis, rimasto impressionato da alcuni “assaggi strepitosi” in Francia. Da lì, l’idea di conquistare Parigi e i suoi sudditi, anche con il Pinot Nero.

Una conversione in realtà già avviata da Ferrari, che produce Rosé dal 1969. La presentazione delle prime 120 bottiglie di Ferrari Rosé (l’ottimo “base”, oggi in vendita al supermercato) avvenne in occasione delle nozze di Mauro Lunelli e fu un successo tra gli invitati, come ha ricordato la figlia Camilla Lunelli alla Milano Wine Week.

Una vocazione confermata dagli ottimi Ferrari Perlé Rosé Riserva 1997 e 2012, che hanno preceduto l’assaggio del Giulio Ferrari Rosé 2006 Riserva del Fondatore. Strepitosa, in particolare, la prova del 1997.

Uno spumante complesso, al contempo rotondo e verticale, capace di evidenziare nello stesso sorso i risvolti più maturi del Pinot Nero (quelli “animali”) e più suadenti dello Chardonnay. Con mineralità e freschezza a spingere in sottofondo.

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