Dolce, secco o amaro: come cambia il gusto del vino e degli Spirits?

Il Prosecco che vira dall’Extra Dry al Brut. Lo Champagne sempre più “Pas Dosé”, nudo e crudo, anche se si tratta di Meunier 100% (già di per sé una rarità). E poi c’è Unicum Zwack, presentato nel nuovo spot come “sfacciatamente amaro”. Roba per duri, insomma. Dove va il mercato del vino e degli Spirits, in Italia e all’estero? Verso il dolce, il secco o l’amaro? Impossibile dirlo con certezza, in apparenza.

Una risposta parziale sembra arrivare dalla Franciacorta. Negli ultimi 10 anni, Bellavista, una delle aziende e brand più noti della Denominazione, ha ridotto di circa il 50% il dosaggio zuccherino del Brut “Alma Gran Cuvée”. Lo ha reso noto l’enologo Luca Rossi, durante un visita in cantina organizzata per Vinialsuper.

Un banco di prova interessante per comprendere l’evoluzione del gusto dei consumatori, alla luce delle trasformazioni di una delle etichette “icona” degli spumanti Metodo classico italiani. Sono oltre un milione le bottiglie di “Alma” prodotte ogni anno dalla cantina di Vittorio Moretti. Si tratta infatti dell’etichetta “base”, destinata ai supermercati.

“A consentirci di ridurre il dosaggio – spiega l’enologo Rossi – sono state le fisiologiche condizioni del vigneto, che è maturato negli anni e ci ha consentito di ottenere delle basi diverse per la nostra etichetta simbolo”.

A dimostrare l’inversione di tendenza è il calice della Cuvée ottenuta dall’assemblaggio di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco. Molto più “scheletrico” rispetto al passato, pur mantenendo la costante della facilità di beva. “Un vino istintivo”, per dirla con le parole dell’enologo.

Eppure, in Sicilia, Duca di Salaparuta si muove in senso contrario. L’ultima vendemmia in commercio di Corvo Bianco e Corvo Rosso (la 2017) risulta più morbida e “piaciona”. Più femminile.

L’etichetta storica della casa siciliana è stata sottoposta a un restyling grafico che ha interessato anche il blend. Il bianco è più morbido e il rosso meno speziato e ancora più “facile” da bere. Un approccio diametralmente opposto a quello di Bellavista. Chi avrà ragione? Ai posteri l’ardua sentenza.

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