Buglioni, la cantina che “spacca” la Valpolicella Classica

MILANO – Dal mondo dell’abbigliamento a quello del vino. E dalla Valpolicella a Milano. L’ormai ex imprenditore del tessile Mariano Buglioni (nella foto) ha presentato oggi, all’ora di pranzo al ristorante Liberty, la linea di vini dell’omonima cantina fondata a Corrubbio di San Pietro in Cariano (VR), nel 1993.

Un volo ideale in una Valpolicella Classica che “fatica ad accettare” Buglioni nel parterre delle realtà vitivinicole locali. L’intruso “in camicia” non convince in una zona rurale, contraddistinta da generazioni infinite di agricoltori. Si parla soprattutto di questo al tavolo, segnale di una comunicazione impostata in una certa direzione dall’azienda veneta (a torto o a ragione), a caccia di rivincita (e di conferme?) in altre province.

D’altro canto, va detto che i vini di Cantina Buglioni spaccano in due la tradizione. A partire dal Rosato Frizzante delle Venezie Igt “Molì”. Un rosé (“bronzé”, a giudicare dal colore) a dir la verità sensatissimo, ma figlio del boom commerciale di “rifermentati” che hanno ormai invaso l’Italia del vino (presto si rifermenteranno anche le barrique, prima di passare alle anfore) in risposta parziale al fenomeno Prosecco.

Circa 1500 bottiglie prodotte per l’annata 2016, “finite in un baleno”. Tanto che, per la nuova annata, si prevede un incremento sostanziale della produzione, sino a superare quota 4 mila. L’iniziale ridotto lascia spazio al lisato. Poi “Molì”, al naso, regala piacevoli note di pompelmo rosa e liquirizia, corrispondenti al palato. Un bel vino, soprattutto per l’estate.

I VINI ROSSI
Convincono meno i due Valpolicella: il Doc Classico 2016 “Il Valpo” e il Doc Classico Superiore “l'(Im)perfetto” 2015. Rossi esili, d’entrée, certamente adatti (e pensati) più per un pubblico poco esperto e straniero che per quello italiano.

Si passa poi al Valpolicella Doc Classico Superiore Ripasso “il Bugiardo“, altro vino di rottura e di provocazione. Di fatto, il metodo del “ripasso” sulle vinacce dell’Amarone viene effettuato solo sul 50% circa delle uve. “Il disciplinare non precisa la percentuale, dunque noi lo facciamo così”, chiosa Mariano Buglioni.

Di fatto, “il Bugiardo” è un Ripasso a metà. Esile in bocca rispetto a tanti altri competitor. Meglio al naso, dove si rivela piuttosto completo. La facilità di beva, d’altro canto, è la cifra di Cantina Buglioni. Il must. Che può convincere, o meno.

Un obiettivo, quello commissionato al giovane enologo Diego Bertoni (che segue la cantina dal 2000, anno della prima vendemmia “ufficiale”) che pare riferirsi al target dei tre canali di vendita diretta di cui si è dotata la cantina negli anni.

Molto popolate da giovani e stranieri, le strutture assorbono da sole poco meno del 20% della produzione annuale, che si assesta sulle 240 mila bottiglie complessive Si tratta del winery restaurant Locanda del Bugiardo,  dell’agrirelais Dimora del Bugiardo e della winery osteria Osteria del Bugiardo.

L’AMARONE
Sul medesimo filotto – freschezza e facilità di beva – anche l’Amarone 2013, il rosso che più convince in casa Buglioni. Anche in questo caso un vino che non segue i canoni della tradizione della Valpolicella.

“Perché l’Amarone non può essere inteso solo come vino da grandi occasioni”, spiega il produttore.

E allora ecco tannini di cacao ben integrati, un bel frutto che non scade nella marmellata e, soprattutto, più note vegetali tipiche del blend di vitigni che terziari dati dal legno.

Di fatto, ecco come l’Amarone della Valpolicella Doc Classico 2013 “il Lussurioso” di Cantina Buglione rompe col passato: “Appassimento delle uve ridotto a massimo 2 mesi e mezzo e niente utilizzo di barrique, letteralmente bandite in cantina. Solo legni grandi, fino ai 50 ettolitri”.

“Abbiamo fatto cambiare idea a tante big della zona”, aggiunge Buglioni soddisfatto. Poi va oltre, consigliando “l’abbinamento perfetto” per il suo Amarone 2013: “Scampi crudi, un matrimonio eccezionale”. De gustibus.

Il vero valore aggiunto di questa etichetta? I 5 grammi di residuo zuccherino ottenuti grazie alla riduzione dei tempi di appassimento (e dunque di concentrazione) delle uve. La bocca non si impasta ed esalta anzi un’acidità viva, rinfrescante.

LA SFIDA: IL MERCATO ITALIANO
Quel che sorprende però davvero di Cantina Buglioni è il potenziale ancora non espresso. Di fatto, sono oltre 400 mila le bottiglie che potrebbe produrre, grazie ai 49 ettari di vigneti dislocati agli estremi opposti del Comune di San Pietro in Cariano.

Numeri che aiuterebbero Buglioni a diversificare le linee e ad aprirsi al mercato italiano (ad oggi non battuto, se non mediante la vendita diretta nei tre locali di proprietà) magari pensando proprio a un ingresso nella Grande distribuzione organizzata (Gdo).

Il canale moderno, oggi più che mai attento a realtà come queste, offrirebbe certamente la fluidità necessaria alla cantina per investire meglio nell’Horeca e livellare i prezzi alla concorrenza nazionale (40 euro per un Amarone come “il Lussurioso” sono davvero tanti). Poi, se son rose, fioriranno.

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