Bottiglie Aperte: il vinnaturista Sangiorgi spara a zero sui vini convenzionali

MILANO – Fosse stato a casa sua, tra amici, Sandro Sangiorgi avrebbe fatto un figurone. Sei vini naturali a testa, a bagnare tanta retorica partigiana. Bocche cucite, rigoroso silenzio. Tutti ad ascoltare il guru.

Invece ieri, il fondatore della casa editrice Porthos è riuscito a trasformare Milano Bottiglie Aperte in un campo di battaglia. Nulla di inedito, intendiamoci: vini naturali contro vini convenzionali.

E’ il vizietto dei comunicatori del vinnaturismo, che rischia di affondare la nicchia al posto di elevarla. O, al massimo, di creare squadroni di ultras, a caccia della tipicità dei terroir nei lieviti indigeni e nelle fermentazioni spontanee. Kamikaze pronti a farsi esplodere a Vinitaly o al ProWein, al grido “Il brett è grande”. Inshallah.

LO SHOW
Incapaci di elencare i comandamenti della propria religione senza bestemmiare il Dio dei vini industriali, i Sangiorgi della comunicazione naturale prendono applausi da platee di automi bramanti l’insulto agli infedeli, ancor più dell’indottrinamento stesso ai dogmi vinnaturisti.

Toni tristi sin dall’esordio alla masterclass tenuta da Sangiorgi, dal titolo “Terroir, evocazione e riconoscimento”. “Non è ancora tempo per dire che i vini naturali sono vini e gli altri no”, parte forte il numero uno di Porthos. E’ il momento perfetto, invece, per alzarsi e andarsene. Fingendo una telefonata urgente o un improvviso attacco di dissenteria. Ma decidiamo di restare e ne vale (si fa per dire) la pena.

Evitiamo la cronaca dell’intero monologo – interrotto solo da qualche babbominchissimo “sei un grande” – elencando qui sotto le frasi più significative di Sandro Sangiorgi, sintetizzandone fedelmente il concetto. A voi le impressioni. La nostra l’abbiamo già detta qui, nei giorni scorsi.

Non è per la trasformazione del gusto che, a un certo punto della mia vita, ho deciso di bere solo vini naturali. Mi sono accorto piuttosto che i territori dall’enologia più celebrata e premiata mi lasciavano un senso di non vitalità. Non tale da giustificare la spiritualità del vino

Bevevo vini autoreferenziali, che a tavola non finivo. D’improvviso mi sono reso conto che appena si interferisce nel percorso tra il vino e la bottiglia, qualcosa non funziona. Quei vini non mi facevano stare bene. Portavano qualcosa di morto, al posto del contenuto

Tanti vignaioli che oggi producono vini naturali un tempo erano dipendenti di aziende convenzionali, dove erano abituati a utilizzare maschere a gas per trattare i vigneti

l vino naturale è l’antitesi del vino convenzionale

Abbiamo scoperto che i vigneti non trattati interagiscono positivamente su quelli trattati e non il contrario, perché la natura genera vita [la fonte di questi studi, secondo Sangiorgi, sarebbero i francesi di Renaissance des appellations e l’Università di Parigi]

Il vino naturale è quello fatto dal produttore che custodisce la vita, dalla vigna alla bottiglia. Esistono prodotti enologici utilizzati da produttori convenzionali che consentono la fermentazione anche alle uve marce

Le fermentazioni devono sempre avvenire senza utilizzo di lieviti selezionati, perché se le uve sono sane queste partono automaticamente.

Non va neppure controllata la temperatura. Chi la controlla impone al vino dei tempi.

Pratiche come la criomacerazione esaltano i primari del vitigno, non del terroir: dunque non potranno che dare vita a vini tutti uguali, standardizzati, privi della tipicità del luogo nel quale vengono prodotti

Fa parte del gioco la presenza di chi dice che non riconosce la naturalità del vino se non puzza

l punto non è ascoltare quello che raccontano i produttori di vino naturale, ma fidarsi di se stessi e diventare sempre più bravi e sensibili nel giudicare

Ho verificato di persona, nei miei viaggi, che esistono mercati che si esaltano con i vini che puzzano. E’ urgente una formazione nella microbiologia da parte dei produttori di vino naturale, che devono sentirsi gli ultimi ad arrogarsi il diritto di improvvisare, nel rispetto della custodia della vita e della competenza

Le fiere non sono i posti migliori per assaggiare i vini naturali: quante volte vi è capitato di acquistarne uno che vi era piaciuto e poi pensare ‘Ma cosa ho comprato?’, riassaggiandolo a casa

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