Addio a Beppe Rinaldi, re del Barolo contadino

Citrico, austero, corsaro. Beppe Rinaldi era il Barolo nella sua essenza più contadina e terrena. Il vignaiolo piemontese è morto ieri, dopo una lunga malattia.

Un produttore che che ci ha insegnato a guardare in faccia la pianta, il suo frutto e le sue profonde radici. Controcorrente, contromano, controvento. Ma sempre e solo percorrendo una direzione precisa: la verità della terra e della tradizione.

Innamorato della Freisa e produttore dei Barolo più crudi di Barolo. Ci lascia in dote i suoi splendidi vini e le sue splendide figlie, Marta e Carlotta, che ne conservano valori e amore spassionato.

Una delle ultimi apparizioni pubbliche di Beppe Rinaldi è stata l’ultima edizione di ViniVeri, a Cerea (VR). Sul palco Gravner, durante il convegno sul tema “vini naturali”.

Rinaldi chiede la parola dalla platea. Si alza in piedi, tra il pubblico. E imbraccia il microfono come una mitraglia. “Lo zucchero nel vino lo hanno messo in tanti, tra gli anni 60 e gli anni 80, anche nel Barolo e Barbaresco. Ma è un mondo in cui vige l’omertà. E questo non si può dire”.

Frasi che, lì per lì, lasciano tutti impietriti. Testamento di un grande, tra i troppi “piccoli” che popolano la terra. Il momento più bello per ricordare Beppe Rinaldi sarà la prossima edizione di “Vini Corsari“, al castello Falletti di Barolo. Un appuntamento fisso pensato da Marta, sua figlia. Il nome scelto pareva già un omaggio al papà, sin dalla prima edizione.

Gabriele Rocchi, Davide Bortone

La redazione di vinialsupermercato si stringe attorno a tutta la famiglia

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