73° Congresso Assoenologi: si parla di vino al supermercato col “caso” Effe.Ci Parma

TRIESTE –  Il 37% del vino consumato in Italia proviene dalla Grande distribuzione organizzata, ovvero il mondo dei supermercati. Così come il 49% del vino confezionato.

Dati sottolineati anche al 73° Congresso nazionale dell’Assoenologi, in corso a Trieste fino all’8 luglio. Proprio ieri, l’Associazione che rappresenta gli enologi italiani ha posto al centro dell’attenzione il tema del mercato del vino nella Gdo.

Sotto la lente di ingrandimento le vendite di grandi gruppi italiani ed esteri che operano in Italia, come Auchan, Bennet, Carrefour, Coop, Esselunga, Finiper, Pam, ma anche altre piccole e medie aziende del canale moderno.

Relatore dell’intervento Valerio Civa, fondatore e presidente di Effe.Ci Parma, una delle aziende che per prime hanno creduto nel valore e nel potenziale di Gdo e Do per la commercializzazione dei vini di qualità, già a cavallo tra gli anni 80 e 90.

Oggi, Effe.Ci ha un fatturato di 70 milioni di euro, con un trend di crescita costante, del 10% annuo. È primo fornitore delle principali Catene italiane della Grane distribuzione per il comparto vino e occupa oltre 50 dipendenti.

“Avevo percepito l’esigenza della Gdo di andare incontro alle richieste dei clienti”, ha spiegato Civa, che dal settembre 2017 è alla guida di una cantina nei Colli Orientali del Friuli, la Tenimenti Civa di Bellazoia di Povoletto (UD).

“La richiesta di vini per il consumo quotidiano era evidente – ha aggiunto l’imprenditore – ma difficilmente la distribuzione organizzata riusciva a reperire anche vini di qualità medio-alta e di marca”.

IL VALORE DELLA GDO
Oggi la musica è cambiata. “La Gdo in Italia – ha evidenziato Valerio Civa – rappresenta un canale di vendita d’importanza crescente. Lo confermano i dati. Come confermano i dati di Assoenologi, la produzione vinicola italiana dell’ultimo triennio è stata di 45 milioni di ettolitri”.

Il 45% è consumo diretto, mentre l’altro 45% è export. Il rimanente 10% è destinato al mercato dei distillati. Il 75% del vino viene confezionato: un valore che sottolinea l’importante cambiamento nel trend dei consumi avvenuto negli ultimi due decenni, in cui lo sfuso valeva tre volte il vino confezionato.

La bottiglia da cl 75 è leader sia per i fermi sia per gli spumanti. Suddividendo il vino per colore, emerge che il rosso in Italia rappresenta il 54% del totale, il bianco il 41% e il rosato il 5%. L’analisi sul medio e lungo periodo evidenzia che sono i vini bianchi a crescere leggermente più dei rossi, mentre i rosati risultano in stallo.

La Gdo, compreso il canale del Discount, vale 2,35 miliardi di euro. Sono 7,5 milioni gli ettolitri prodotti e 790 milioni i pezzi venduti (vino e spumante) nei formati disponibili, secondo i dati Nielsen di maggio 2018.

Il giro d’affari di vino e spumante di Ipermercati e supermercati rappresenta il 71% a valore e il 59% a volume. Il Discount è il secondo mercato a volume, con il 28% e a valore con il 16%.

VINO E GDO: UN RAPPORTO PROFICUO
“Il rapporto vino-grande distribuzione è destinato evidentemente a durare – ha sottolineato Civa – e ne è una conferma lo sviluppo dell’assortimento e l’incremento della superficie dedicata al vino, sino a prevedere aree di somministrazione all’interno del reparto. I motivi sono sostanzialmente riconducibili a tre elementi: differenziazione, fidelizzazione e redditività”.

Il vino, a differenza di altri prodotti alimentari e del beverage in generale, il cui mercato è in mano a pochi player, offre ai buyer la possibilità di differenziare l’assortimento. Grazie a un numero elevato di fornitori e allo sviluppo di etichette private (pivate label come “Grandi Vigne” di Iper, la Grande i) o di linee esclusive.

Con risvolti di margine molto interessanti. “Il vino, un po’ meno gli spumanti – ha evidenziato Civa – permette al retail una marginalità superiore a qualsiasi altro comparto dell’alimentare confezionato e del beverage. Birre, liquori e bibite generano margini che messi insieme non raggiungono quelli del vino. La destagionalizzazione degli spumanti ha contribuito a tale incremento”.

“Fino a non molto tempo fa – ha concluso Civa – parlare di vino di qualità nella Grande distribuzione poteva apparire una contraddizione in termini. Oggi i modelli di consumo hanno arricchito lo scaffale dei supermercati dove si trovano vini di qualità medio-alta e brand italiani e internazionali di assoluto pregio. Si tratta di una naturale evoluzione e innovazione della distribuzione moderna poiché i consumatori sono sempre più attenti alla qualità di ciò che mettono nel carrello”.

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